Bollettino di campo, giorni 4 e 5

giorno 4-5

L’arrivo del presidente la sera del terzo giorno aveva già scaldato il clima del campo. Oggi il clima caloroso si è trasformato in vera propria gioia e riconoscenza. Matteo ha condiviso con noi le sue riflessioni e i suoi consigli durante la mattinata dedicata al confronto con il Settore attraverso la modalità del “salottino”. Veramente abbiamo avuto la bella sensazione di partecipare ad una chiacchierata tra amici, con una persona che desidera prendersi cura dell’Associazione e di ciascuna realtà.

giorno 3

Bollettino di campo, giorno 3

Cosa hanno in comune una rete, uno smile, una tavolozza dei colori, delle orme e la pizza? La diocesi di Ragusa. Alexandra e Valeria, membri d’équipe, hanno condiviso il duro lavoro che durante gli ultimi sei anni il Settore Giovani ha affrontato per ricostruirsi nelle parrocchie e in diocesi. Le ragazze hanno scelto queste cinque parole per presentare gli aspetti della loro esperienza, donandole come provocazioni da calare nella realtà associativa di ciascuno di noi.

giorno 2

Bollettino di campo, giorno 2

Dopo un inizio a dir poco scoppiettante (anche grazie al gioco di sabato sera che ha trasformato tutti in sagaci allenatori di Pokémon) si entra nel vivo del campo. Questa prima giornata di attività è stata dedicata a riflettere su come guardare bene significhi saper vedere il bene in se stessi per riuscire a ritrovarlo anche negli altri.

6 agosto 2016

Bollettino di campo, giorno 1

Seveso (MB), h.14.00: una folla di volti sorridenti, armati di valigie e sacchi a pelo, comincia ad invadere il Centro Pastorale Ambrosiano... Tra saluti, abbracci, amici ritrovati e nuove conoscenze ha inizio il campo nazionale del Settore Giovani e del Msac 2016! Fuori l’atmosfera è calda, non solo a causa dei 30 gradi umidi della Brianza, ma soprattutto per il calore che sprigionano la gioia e l’entusiasmo di 200 giovani che si ritrovano con la voglia di vivere e condividere questa esperienza di campo.

Messa finale

Il segreto della gioia!

Tra accampamenti più o meno organizzati, mezzi digiuni di chi nella bolgia non è riuscito a procurarsi la cena, chiacchierate che si sono protratte nella notte, umidità, stanchezza e tanta attesa, è arrivata l'alba. Un'alba segnata alle 7 dalla sveglia, dall'odore della terra, dal profumo dell'erba su cui eravamo sdraiati. E l'abbraccio della natura si è ben presto fuso in un altro abbraccio. Sì, perché le letture e il Vangelo proclamato oggi hanno avuto su di noi l'effetto di un grande abbraccio. Ci hanno dato la sensazione di essere sollevati, portati nella mano di Dio, dolcissimamente. Ci hanno fatto subito sentire amati, profondamente. Ci hanno fatti sentire chiamati ad amare, ad accarezzare, a sollevare cercando di imitare tanta dolcezza, tanta tenerezza, tanta delicatezza.

Veglia

Un ponte umano, orizzonte di speranza

Empatia, affidamento, speranza. Queste potrebbero essere tre parole buone per descrivere quello che è successo questa sera a Cracovia. Tre tra tante. Empatia. Quella del Papa, prima di tutto. Un uomo, un vescovo, una guida che sa mettersi in ascolto del battito del cuore di chi gli sta accanto. Che chiama in causa tutti ugualmente, ma non come massa, bensì come singoli. Che si rivolge ad ognuno con un linguaggio e con parole capaci di parlargli nel profondo. Un papa che accarezza con gli occhi, con la voce, con i gesti i più fragili, sempre. Che ridona loro dignità, mai a discapito di qualcun altro, piuttosto, chiamando a compartecipare a questa carezza, a questa attenzione, tutti e ognuno. Un papa che ha ringraziato i ragazzi che hanno raccontato la propria storia di fragilità e di rinascita, attraverso l'incontro con la misericordia. Un papa che ci insegna come l'uomo può dismettere gli abiti della svalutazione propria e altrui per imparare l'arte del sapere valutare, nel senso di "dare valore" ad ognuno. 

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