AI BORDI DELLE STRADE L’UOMO È MORTO

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 “Pioggia di proiettili al club gay Pulse di Orlando”, “Nuova esplosione all’aeroporto di Istanbul”, “Strage a Dacca, diffuse le foto dei 5 terroristi”, “Torna il terrore in Francia, cresce di ora in ora il numero di morti e feriti ”.

Ormai, quasi quotidianamente, il mondo viene scosso da eventi drammatici che diffondono il terrore e lo sgomento tra i popoli. Proprio come in occasione di un terremoto, è viva in tutti la paura del pericolo, la consapevolezza di una minaccia dall’imprevedibile manifestazione che, realizzandosi dirompente, muta le conformazioni territoriali e vitali di quanti vengono colpiti. Nella notte tra l’11 ed il 12 giugno un uomo armato di fucile, dopo aver aggirato i controlli all’ingresso di un locale gay di Orlando, spara ripetutamente sulla pista da ballo. Erano le 22.00 del 28 giugno all’aeroporto di Istanbul: tre kamikaze aprono il fuoco contro i passeggeri dello scalo internazionale e uno di loro, dopo qualche minuto, si fa saltare in aria. Solo pochi giorni dopo, la sera del 1 luglio, l’allegra cena di un gruppo di amici pronti a scambiarsi un arrivederci, veniva trasformata in un tragico addio. Giovani terroristi irrompono nel giardino dell’Holey Artisan Bakery, locale di Dacca frequentato da molti occidentali, sparano sui clienti e, dopo aver torturato gli ostaggi incapaci di recitare il Corano, tagliano le loro gole. Poche sere fa, il 14 luglio, un uomo alla guida di un camion investe centinaia di persone riunite sul lungomare di Nizza in occasione della festa celebrativa la presa della Bastiglia e la Rivoluzione.

Molteplici eventi, caratterizzati da modalità di esecuzione diverse, manifestatisi in località poste a chilometri e chilometri di distanza, eppure un unico filo conduttore: la violenza. Nei volti, nelle azioni e nelle motivazioni di questi individui, le tracce evidenti di un’umanità svuotata, di una barbarie che si perpetua con accezioni nuove e sempre più devastanti, di un uomo che di “essere umano” ha ben poco, essendo piuttosto riconoscibile in una malvagia sfera che agisce nel nome di una assurda giustizia. Una lunga scia di dolore e devastazione si sta diramando da una parte all’altra del mondo, lasciando dietro di sé tanti interrogativi e la consapevolezza dell’essere privi di difese contro accadimenti che potrebbero per sempre modificare il fluire della nostra vita. Dov’è Dio in questi momenti? Perché permette il verificarsi di queste stragi, perché consente  che taluni si arroghino il diritto di togliere la vita ai loro fratelli? Gesù è venuto e si è fatto UOMO, ci ha lasciato i suoi insegnamenti ed ha diffuso il linguaggio dell’amore, ha comunicato la gioia della condivisione e della fraternità. L’assenza di Dio è, oggi, un’assenza dell’uomo. Non alberga Dio negli animi di questi cruenti attentatori, nell’indifferenza di coloro i quali guardano con distacco a questi eventi che non li tangono in prima persona, nelle logiche utilitaristiche del potere e del denaro che si antepongono a quelle del cuore.

Tuttavia, sebbene esposti e completamente disarmati dinanzi a questi avvenimenti, è viva ed incredibilmente forte la testimonianza di coloro i quali subiscono quest’atroce ferocia. Come un’onda che travolge tutte le cose e le muta irrimediabilmente, allo stesso modo questi attentati hanno attanagliato la vita di centinaia e centinaia di persone in tutto il mondo. Ciò nonostante, al linguaggio dell’odio e della violenza, i familiari delle vittime hanno risposto animate dalla fiducia e dalla solidarietà.

Molto toccante e carica di forza costruttrice, la lettera del marito di una giovane donna vittima della strage del Bataclan consumatasi a Parigi il 13 novembre dello scorso anno. «Venerdì sera avete rubato la vita di una persona eccezionale, l’amore della mia vita, la madre di mio figlio, eppure non avrete il mio odio. […] Perciò non vi farò il regalo di odiarvi. Sarebbe cedere alla stessa ignoranza che ha fatto di voi quello che siete. Voi vorreste che io avessi paura, che guardassi i miei concittadini con diffidenza, che sacrificassi la mia libertà per la sicurezza. Ma la vostra è una battaglia persa.” L’incapacità di odiare, o meglio, la scelta consapevole e convinta di non voler cedere al giogo dell’abominio e del disprezzo, pervadono le parole piene di dolore di Antoine Leiris che ha subito una brusca ed ingiusta ferita.

“Più che piangere mia sorella che non c’è più, piango questo mondo bagnato di sangue e ubriaco di violenza. Alla vostra religione del terrore rispondo con il Vangelo del perdono, sperando che questo martirio familiare e il sangue di Simona contribuisca a creare un mondo più giusto e fraterno. L’amore di Dio regna e con esso la fede nella resurrezione.” Quasi divino, eppure incredibilmente umano, il commento di don Luca Monti, fratello della vittima più giovane della strage di Dacca. È proprio in queste reazioni, inimmaginabili e cariche di una forza e di una fede incrollabile, che appare chiara e manifesta la presenza di Dio. La presenza di un Dio che alberga nell’animo di uomini sensibili e saldi, che lenisce quelle piaghe del cuore che lo solcano talmente profondamente da farlo andare in mille pezzi, che divulga l’amore fraterno e la fiducia in una umanità che, fortunatamente, non si è del tutto dissolta. Lo stesso vescovo di Nizza commenta la carneficina realizzatasi invitando a stare ben attenti dal farsi sopraffare dall’odio, dal desiderio di violenza e discriminazioni, così da evitare che il dolore diventi generatore di quanto è all’origine di questi fatti.

Ciascuno di noi, direttamente toccato dagli eventi che stanno scuotendo il mondo, in quanto appartenenti a quella collettività fraterna cui Dio ci ha formati, non possiamo far altro che reagire a questa violenza professando il perdono e la fiducia, divulgando l’amore e la speranza, utilizzando come scudo contro queste armi la preghiera e la fede in un Dio che si rende tangibilmente manifesto negli uomini che incontriamo quotidianamente nel nostro cammino. Sarà solo così che “in ciò che noi vogliamo l’UOMO (e Dio) è risorto, nel mondo che faremo l’UOMO (e Dio) è risorto”.