Amicizie (stra)ordinarie

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Marta e Francesco

Marta e Francesco sono due giovani amici conosciutisi poco più di un anno fa. Lei è una psicologa trentenne di Milano, lui un ventiseienne istruttore di apnea partenopeo. Forse qualcuno già conosce la loro storia grazie al servizio che li ha visti protagonisti nella famosa trasmissione televisiva “Le Iene”.

I due ragazzi hanno raccontato, attraverso le loro vive voci e gli sguardi ricchi di gioia e di entusiasmo, il bellissimo rapporto che li lega e le fantastiche esperienze che insieme hanno vissuto e continuano a vivere. Dopo essersi incontrati durante una vacanza estiva in Salento l’estate scorsa, non si sono più lasciati. Così hanno preso il via esplorazioni dei fondali marini, visite a mostre d’arte, partecipazioni a concerti, viaggi e molto altro. Tutto questo li ha condotti, nel settembre 2015, ad intraprendere insieme il Cammino di Santiago, un percorso lungo ben 800km che si dipana tra il territorio francese e quello spagnolo. Partiti da Leon il 14 settembre, i due hanno camminato per ben 320km arrivando a Santiago il 26 dello stesso mese.

Cosa c’è di eccezionale in tutto questo? Perché state leggendo la loro storia e non quella di un’altra coppia di amici? Marta e Francesco, nell’ordinarietà dell’affetto che nutrono l’uno per l’altra, hanno qualcosa di straordinario. Lei è affetta sin dalla nascita dalla SMA (Atrofia Muscolare Spinale), una malattia che colpisce le cellule nervose delle corna anteriori del midollo spinale. Dalle stesse partono tutti i nervi diretti ai muscoli. A causa della SMA, dunque, Marta è divenuta progressivamente totalmente paralizzata, con la sola eccezione della testa e di quello che lei stessa chiama “il dito del potere” (il dito indice che le ha permesso di scrivere interamente la sua tesi dall’iphone e la tiene costantemente in contatto con il mondo). L’aver instaurato questo rapporto estremamente confidenziale e sincero con Francesco, dunque, non ha rappresentato per Marta un qualcosa di comune, perché si è dovuta affidare alle cure di un’altra persona imparando, al contempo, ad accettarsi. Francesco, infatti, ha ripreso tutte le avventure vissute insieme con il suo smartphone. Questo, oltre ad aver permesso a tutti di osservare con i propri occhi la bellezza di questa amicizia, ha “costretto” Marta a scoprire il proprio corpo e Francesco a conoscere la propria anima.

Nuotando tra i fondali ed affrontando insieme intemperie e disagi di ogni tipo nel corso del loro cammino, i due amici hanno affrontato sfide fisiche e psicologiche molto faticose per entrambi, riuscendo a conseguire sempre il successo grazie al supporto che vicendevolmente sono stati in grado di fornirsi. Quanti dinanzi ad una situazione simile si sarebbero sentiti a disagio, timorosi ed indecisi su cosa dire e cosa fare? Francesco, invece, è stato coraggioso e lungimirante, si è messo subito in gioco ed ha immediatamente capito il dono bellissimo che la vita gli stava facendo. Ha colto nel sorriso e nella naturalezza di Marta la testimonianza di una vita vissuta con gioia, sebbene tra disagi e difficoltà. Ha compreso la reale sostanza della nostra esistenza: essere gli uni al servizio degli altri, quello che lo stesso Papa Francesco definisce “la normalità”.

Spesso pensando all’annuncio, alla testimonianza che si può fornire nella quotidianità cristiana, si è erroneamente indotti a considerare gesti eclatanti, parole ridondanti ed azioni straordinarie, perdendo di vista quanto il semplice donarsi all’altro e, al contempo, prendersi cura del prossimo continuino ad essere gli unici segni tangibili della presenza di Cristo nella nostra vita. Impegniamoci, dunque, a rendere ordinaria la nostra straordinarietà.