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Leicester

Storia di come un nerd e un imperatore hanno conquistato la Premier

C’era una volta un ragazzo di nome Leicester, uno di quei tipi un po’ nerd con i capelli arruffati, dei grandi occhiali neri e la faccia un po’ brufolosa. Da sempre era uno dal grande potenziale, ma non riusciva mai a farsi notare a scuola. No, lì gli unici che contavano erano i popolari, quelli a cui sembrava andasse sempre bene tutto: Chelsea, United, Arsenal, City e Liverpool. Leicester aveva un sogno: riuscire a conquistare la più bella e ambita della scuola, Premier.  Ma come avrebbe potuto una così bella e impossibile anche solo pensare a uno come lui?

Per tutto l’anno l’ha corteggiata, con gesti plateali e grandi prove di forza e tenacia, oltre che di follia, che non guasta mai; era così determinato che ben presto tutti, anche i ragazzi delle altre scuole, hanno iniziato ad appassionarsi alla sua storia, e alla fine, lei ha ceduto. Leicester è finalmente riuscito a conquistare la bella Premier, mentre le cosiddette “stelle” stavano a guardare.

Oltre a questa c’è un’altra storia, una che fa parte degli annali, quella dell’imperatore Claudio. Lui, uno che si era ritrovato per caso con un impero fra le mani, un uomo considerato troppo mite e vecchio per ricoprire quel ruolo, uno su cui nessuno avrebbe scommesso un sesterzio. E invece nel 47 d.C Claudio realizza un’impresa più unica che rara: conquista la Britannia, e scrive una nuova e gloriosa pagina di storia.

Sembrano due storie totalmente slegate tra loro, una è romanzata e l’altra si è realizzata per la seconda volta dopo quasi 2000 anni, con un protagonista diverso. Ciò che vi stiamo raccontando è l’avventura del Leicester di Claudio Ranieri che, con un organico dal valore ridicolo rispetto agli altri, è riuscito a compiere un qualcosa di epico: vincere la Premier League con due giornate di anticipo.

In un anno sono riusciti a battere ogni tipo di record per avere un posto privilegiato nell’Olimpo delle grandi, disputando un campionato che ha tenuto tutti col fiato sospeso per 36 lunghissime giornate fino a quando il pareggio fra Chelsea e Tottenham ha sancito matematicamente il primo posto degli uomini di Ranieri, orgoglio italiano per gli amanti del calcio e non. E quindi il cielo sopra Leicester è sempre più blu e tutto il Bel Paese gioisce insieme con una tifoseria di un unico colore, quello italiano.

Le stelle più luminose di questo campionato sono state un inglese di trent’anni, Jamie Vardy,  e un algerino di venticinque Riyad Mahrez, che da piccoli giocavano nel cortile con gli amici sognando di diventare come Van Basten, Platini e Pelé. Loro due, i Tom Becker e Holly Hutton della situazione, la magica coppia che ha permesso di far esplodere una miscela ormai dimenticata da tutti e riposta su uno scaffale.

Merito dell’impresa è però anche del nostro connazionale Claudio Ranieri che ha saputo rivoluzionare la squadra con un gioco bello, semplice e pulito, capace di entusiasmare e regalare grandi risultati. L’ingrediente segreto? Tanta, tanta umiltà. Fino a quando non c’è stata la certezza di aver vinto la Premier, nessuno si è mai sbilanciato e gli ingranaggi della squadra hanno iniziato a lavorare continuamente partita dopo partita cercando sempre di migliorare e ricordando sempre che il vero rivale è dentro di noi e che nella vita non si è mai arrivati.

Di fronte a un risultato simile, l’orgoglio patriottico ci fa ricordare che nella storia gli italiani sono sempre stati quelli un po’ folli e un po’ scapestrati. Quelli che non programmavano il loro futuro come inglesi, francesi e tedeschi ma vivevano alla giornata sperando che il vento fosse sempre a favore, e anche se molti ironizzano dicendo che i sogni di un italiano possono realizzarsi solo all’estero, tutti noi ci sentiamo rinvigoriti nello spirito come non succedeva da tempo. In un mondo in cui ormai solo i Messi e i Ronaldo possono ambire al Pallone d’oro, questa squadra ha dimostrato che ogni tanto anche nel calcio si possono rompere gli schemi, per un anno o per sempre non ci è lecito saperlo. L’importante è vedere che a volte anche le cose più surreali possono diventare certezze e Davide può battere Golia.

Che importa se poi l’imperatore Claudio sette anni dopo sarebbe stato avvelenato e spodestato, che importa se la storia fra Leicester e Premier non durerà per sempre, che importa se l’anno prossimo i Foxes non guarderanno più quei mostri sacri dall’alto in basso, noi siamo qui e ora e oggi loro sono eroi. E, come cantava il compianto David Bowie, possiamo essere eroi, anche solo per un giorno. Tutti noi possiamo essere eroi, tutti noi possiamo essere il Leicester.