Blonia: un boato di sì!

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Spianata

Un boato di “Sì!”, inizialmente quasi timorosi, poi sempre più forti, convinti, sinceri, pieni, consapevoli. La domanda? “Le cose possono cambiare?”. Chi l’ha fatta? Il Papa, ovviamente, al bagno infinito di giovani che coprivano la piana di Blonia oggi. Questo uno dei momenti più emozionanti della giornata, cominciata questa mattina come ieri con le catechesi e culminata nella celebrazione di accoglienza del Papa. In tram. Sì, avete capito bene: il Papa è arrivato a Blonia in tram, insieme ad alcuni giovani diversamente abili e ai loro compagni.

Danze, costumi tipici, ritmi dei diversi continenti, centinaia di migliaia di volti che non riuscivano a trattenere il sorriso. Questa l’accoglienza a Francesco, al quale sono anche state presentate le figure di santità espressione di ognuno dei sei continenti e tanti altri tra santi e beati che, con la loro vita, sono stati e sono tuttora esempi di vera beatitudine. Tra questi, non poteva mancare il nostro amatissimo Pier Giorgio Frassati, le cui spoglie, tra l’altro, sono state oggetto di continue visite per tutta la giornata alla Chiesa della SS. Trinità dei domenicani.

Ma ritorniamo a quella domanda, una tra le tante che il Papa ha posto ai giovani di Blonia: domande serie, impegnative, bellissime. Domande che solo un padre e un amico hanno il coraggio di porre. Perché non è da tutti chiedere a dei giovani “Voi siete capaci di sognare?”, oppure “Preferite le vertigini alienanti o la forza che vi fa sentire vivi, pieni?”. Domande toste. Domande per giovani chiamati ad essere persone di vera misericordia. Misericordia che significa, ha detto il Papa, lasciare le comodità e andare incontro agli altri, riuscire ad abbracciare tutti; sa creare ambiente di casa e famiglia per chi emigra; la misericordia è capace di tenerezza e condivisione e sa accogliere il profugo e il migrante. “Dire misericordia a voi significa dire opportunità!”. Questa sì che è stata forte. Parole su cui i giovani di Blonia si sono fermati a pregare, in un silenzio quasi surreale, come sempre in queste occasioni. Parole rivolte a giovani “non pensionati” – questo l’augurio del Papa – giovani che non hanno gettato la spugna, che non si sono arresi ancor prima di giocare, giovani tutt’altro che tristi, annoiati o noiosi. Giovani capaci di sognare, appunto, perché “in un cuore capace di sognare c’è posto per la misericordia, c’è posto per mettersi accanto a chi non ha pace, a chi non ha il necessario per vivere”.

D’altra parte, Francesco è stato chiarissimo fin dall’inizio: tutti noi siamo qui per l’invito di una persona precisa, una persona che è qui tra noi: Gesù. E lo ha ripreso anche alla fine: “Lui sa dare vera passione alla vita, ci porta a non accontentarci di poco, ci aiuta a sognare alto e a rialzarci ogni volta. Abbiate il coraggio di affidarvi a Lui. Volete una vita piena? Cominciate a lasciarvi commuovere!” E ha concluso: “Lanciatevi nell’avventura di misericordia, nell’avventura di costruire ponti e abbattere muri!”.

I volti di chi ci circondava, i nostri volti, durante la benedizione finale, esprimevano un unico, grande, sentimento di gratitudine per il dono immenso di questa occasione. Torniamo per le strade di Cracovia e verso i nostri alloggi con nel cuore la grande gioia e la grande responsabilità di sapere che siamo noi a dover e poter costruire ponti di misericordia, nella relazione con Lui e nelle relazioni tra di noi.