Il segreto della gioia!

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Messa finale

Tra accampamenti più o meno organizzati, mezzi digiuni di chi nella bolgia non è riuscito a procurarsi la cena, chiacchierate che si sono protratte nella notte, umidità, stanchezza e tanta attesa, è arrivata l'alba. Un'alba segnata alle 7 dalla sveglia, dall'odore della terra, dal profumo dell'erba su cui eravamo sdraiati. E l'abbraccio della natura si è ben presto fuso in un altro abbraccio. Sì, perché le letture e il Vangelo proclamato oggi hanno avuto su di noi l'effetto di un grande abbraccio. Ci hanno dato la sensazione di essere sollevati, portati nella mano di Dio, dolcissimamente. Ci hanno fatto subito sentire amati, profondamente. Ci hanno fatti sentire chiamati ad amare, ad accarezzare, a sollevare cercando di imitare tanta dolcezza, tanta tenerezza, tanta delicatezza.

Quella di un Gesù che a Gerico vuole attraversare la città, avvicinarsi alla vita di ciascuno. Percorrere il nostro cammino fino in fondo perché la sua e la nostra vita si incontrino davvero. Proprio come con quella di Zaccheo, che era uno sfruttatore del suo popolo. Ma l'incontro con Gesù gli cambia la vita, com'è stato e ogni giorno può essere per ciascuno di noi. Eppure ci sono alcuni ostacoli che rendono questo abbraccio difficile per noi come non è stato facile per Zaccheo: il Papa ce ne ha ricordati almeno tre. 

La bassa statura: anche oggi possiamo correre il rischio di stare lontano da Gesù perché abbiamo una bassa considerazione di noi stessi. Non è qualcosa che tocca solo l'autostima, ma anche la fede. Noi siamo fatti figli di Dio, lo Spirito Santo vuole abitare in noi. Siamo i figli amati di Dio, sempre. Questa è la nostra statura! Francesco quasi si infervora, nel ripetercelo: non accettarsi, vivere scontenti e pensare in negativo significa girarsi dall'altra parte mentre Dio vuole posare il suo sguardo su ognuno di noi; è voler spegnere il sogno che Dio desidera nutrire in noi. Ma nulla gli farà cambiare idea. Tutti siamo prediletti e importanti, nessuno è insignificante. E Dio conta su di me per quello che sono, non per quello che ho. Dio è ostinato nell'amarmi. Mi ama più di quanto io ami me stesso. Dio è ostinatamente speranzoso, non si rassegna a vedermi spento e senza gioia. "È triste vedere un giovane senza gioia - continua Francesco nell'omelia - perché siamo sempre i suoi figli amati: ricordiamocene all'inizio di ogni giornata. Diciamogli: Signore, grazie che mi ami, fammi sempre innamorare della vita, che è un grande dono, che è il tempo che tu mi dai per amare e essere amato."

La vergogna paralizzante: quella di Zaccheo doveva essere davvero tanta! Da una parte ci sarà stata una curiosità buona nel suo cuore, dall'altra il rischio di fare figure. Era un personaggio pubblico e sapeva che salendo sull'albero avrebbe potuto fare un'enorme figuraccia. Ma ce la fa, perché Gesù era l'unico che avrebbe potuto tirarlo fuori dalle sabbie mobili del peccato e della scontentezza. Ha rischiato, si è messo in gioco. È questo per noi il segreto della gioia: metterci in gioco, perché la vita non va chiusa in un cassetto. "A lui che vi dona la vita non si può rispondere con un pensiero o con un semplice messaggino. Non vergognatevi di portargli tutto, specialmente le debolezze, nella confessione. Lui saprà sorprendervi! Non abbiate paura di dirgli di sì. Non lasciatevi anestetizzare l'anima, ma lasciatevi portare al traguardo dell'amore bello." Queste le parole del Papa.

La folla mormorante, che prima lo ha bloccato e poi lo ha criticato. Continua Francesco: "quanto è duro accogliere davvero Gesù, accettare un Dio ricco di misericordia. Potranno ostacolarvi facendovi credere che Dio sia duro, lontano, rigido, buono con i buoni e cattivo con i cattivi. Ma Dio fa sorgere il sole su tutti. Non abbiate timore e pensate alle parole di questi giorni: beati i misericordiosi perché riceveranno misericordia." Potranno pensare che siamo dei sognatori! Non scoraggiamoci. Con il nostro sorriso e le nostre braccia aperte predichiamo speranza! Il perché ce lo dice il Papa: "voi siete una benedizione per l'unica famiglia umana. La folla ha guardato Zaccheo dall'alto in basso. Gesù ha fatto il contrario: lo sguardo di Gesù non si rassegna di fronte alle chiusure, non si ferma alle apparenze, ma guarda il cuore. Il nostro cuore, il tuo cuore, il mio cuore." Con questo sguardo possiamo far crescere un'altra umanità, senza aspettare di farci dire bravi ma cercando il bene per il bene, senza cercare di farci dei bei "maquillage dell'anima" per sembrare migliori, piuttosto, con un cuore che vede e trasmette il bene senza mai stancarsi. E quella gioia che gratuitamente abbiamo ricevuto da Dio, gratuitamente doniamola, perché tanti l'aspettano. 

Salutiamo il Papa, ci salutiamo tra di noi, con nel cuore la consapevolezza delle nostra responsabilità. Consci che la GMG comincia oggi e continua domani a casa. Perché lì Gesù vuole incontrarci di qui in poi. Non ha senso che la GMG per noi significhi solo Cracovia, che sia confinata a ricordi belli. Le tante luci accese ieri notte, in questo mare sterminato di cuori, non sono un'immagine da concerto, un po' romantica e un po' poetica. Noi crediamo che siano segno dello Spirito che abbiamo invocato accendendole, Pentecoste della nostra vita. Perché Lui proprio la vita vuole abitare, i progetti, i sogni di ognuno di noi. E ci chiama per nome. I nostri nomi gli sono preziosi. "Fidatevi del ricordo di Dio - ci dice Francesco - la sua memoria non è un disco rigido che registra e archivia i dati. È un cuore tenero di compassione che gioisce nel cancellare ogni traccia di male." Dunque, andiamo! In attesa di rincontrarci a Panama.