Giovani, speranza per il futuro del Paese?
In vista della Settimana sociale di Reggio Calabria, il settore giovani di Ac, il Msac e la Fuci propongono una riflessione sul ruolo e le esigenze delle nuove generazioni nella Chiesa e nel Paese.
I giovani cattolici nell’Italia di oggi sono davvero una speranza per il futuro del Paese?
I giovani e gli studenti di Ac e gli universitari della Fuci, in vista della Settimana sociale di Reggio Calabria, e sulla scia del documento di sintesi del “Forum nazionale dei giovani verso le Settimane sociali”, propongono una riflessione sulle urgenze delle nuove generazioni oggi.
Nel documento si insiste, innanzitutto, sulla formazione scolastica e universitaria da considerare come «investimento e non come costo». Si avanzano alcune proposte concrete per fare in modo che scuole e atenei diventino sempre più luogo di formazione integrale delle persone. Tra queste, la riforma degli organi collegiali, il sostegno al diritto allo studio, la promozione della ricerca.
Come secondo punto, si sottolinea il ruolo dell'associazionimo per la formazione di cristiani e cittadini a 360 gradi. Un'esperienza, quella dell'associazionismo, da promuovere per il suo legame con il territorio, la famiglia, la comunità. L'impegno di Ac, Msac e Fuci è in particolare per una maggiore formazione sociale nei cammini ordinari, nella promozione di esperienze di partecipazione dal basso e nell'adesione all'appello lanciato da Benedetto XVI per "una nuova generazione di laici impegnati".
Terzo punto, il lavoro: i giovani ritengono necessario un welfare adeguato alle esigenze dei lavoratori atipici, sostegno all'autoimprenditorialità e attenzione a che l'occupazione sia considerata diritto e non "grazia ricevuta". Per Ac, Msac e Fuci l'orizzonte entro il quale affrontare il tema occupazionale è quello del "progetto di vita", diritto fondamentale - e spesso negato - delle nuove generazioni.
Il documento si conclude con una sottolineatura del 150esimo dell'unità d'Italia e un invito a uscire dal provincialismo, assumendo un respiro europeo e globale, e soprattutto non piegandosi all'idea che un modello di sviluppo individualistico e materialistico sia l'unico possibile per il bene dell'umanità intera.


















