Adolescenti e fede, relazione complicata!

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di Sonia Rotatori, consigliere nazionale per il Settore giovani

È tempo di Sinodo. È dunque questo il tempo giusto per parlare di fede. Così, con Luca Micelli - professore per vocazione - al modulo formativo per vice e segretari tenuto lo scorso novembre, ci siamo chiesti come i giovanissimi oggi vivono la fede. In modo certosino e appassionato, Luca traccia una panoramica del giovanissimo di oggi, con la fiducia però che la realtà supera l'idea perché quello che noi pensiamo di loro è sicuramente meno e poco rispetto a quello che effettivamente sono: "quando si parla di giovanissimi, adolescenti, ragazzi - dice Luca - il pericolo è sempre quello di scadere negli stereotipi e luoghi comuni. [...] Lì fuori, ci direbbero questo: iperconnessi, l’esercito del selfie, millennials, sbandati, annoiati, NEET, superficiali, incapaci di scelte a lungo termine, i nuovi atei, la prima generazione incredula, poca fiducia nell’altro, ecc." In base al Rapporto giovani 2017 dell’Istituto Toniolo e ai dati raccolti direttamente da Luca attraverso un sondaggio che ha intercettato un centinaio di giovanissimi dalla Lombardia alla Puglia, sono emerse 5 considerazioni che riportiamo così come condivise da Luca nel suo intervento.

1. Non è diminuita la domanda religiosa … fondamentalmente si crede “ancora” in Dio

Volendo provare a tracciare il profilo religioso degli adolescenti di oggi, si può dire che Dio o la sua idea non è esclusa totalmente. Persiste una domanda religiosa e anche una tendenza a viverla questa dimensione. Ma in che modo? Sicuramente in maniera individualistica ed emotiva. La relazione con Dio è vissuta in maniera molto soggettiva ed è intrecciata con i propri stati d’animo e la propria situazione emotiva. Ma chi ha detto che una domanda di fede non possa nascere da uno stato emotivo? Ogni qual volta un giovanissimo o un adolescente ti chiede a cosa serva amare, sognare, perché viene abbandonato dai genitori, lì, in quella umanità c’è un bisogno di fiducia, di fede. La domanda non manca! Piuttosto interroghiamoci sull’offerta!

2. Una preghiera intima e solitaria

Conseguenza del primo punto è l’esperienza della preghiera vissuta in maniera intima e solitaria e il mondo del religioso è relegato nell’intimo del proprio cuore.

3. Debole legame con la comunità

Ad una preghiera intima e solitaria corrisponde un debole legame con la comunità; l’adolescente frequenta poco le attività e la preghiera, anche perché pensa che i linguaggi e i valori da essa proposte siano “superati”. Si avverte pochissimo il bisogno di condividere domande e dubbi o un cammino di fede, di ideali, di valori.

4. Poca fiducia nel futuro, negli adulti, nella Scuola, e nella Chiesa

Se la fede è collegata ad un sentimento di fiducia, qual è il grado di fiducia dei giovanissimi nei confronti di adulti, Scuola, Chiesa, Istituzioni? I giovanissimi avvertono incertezza nel futuro. Questo comporta una tendenza a non programmare a lungo termine. Ci si concentra sul presente a fare tutte le esperienze possibili, nell’oggi! Una nota positiva (finalmente), soprattutto per i suoi risvolti educativi, la rileviamo nell’impegno per l’altro. I ragazzi di oggi, soprattutto tra quelli che si dichiarano cattolici, tendono ad impegnarsi in esperienze di volontariato.

5. Atteggiamento verso la vita

Fino a qualche decennio fa il figlio del contadino sapeva che quasi sicuramente avrebbe fatto il contadino, il figlio dell’operaio, l’operaio e il figlio del medico, il medico. Oggi questo automatismo non c’è più. Di conseguenza è cambiato l’atteggiamento verso la vita, con un futuro più ricco di incognite che a volte disillude i sogni dei ragazzi. Perché i sogni ci sono e sono bellissimi! Il fatto è che a noi educatori spetta il compito di saper indirizzare questi sogni, portando i ragazzi a sognare ma allo stesso tempo avendo i piedi ben piantati per terra. Altrimenti creeremo una massa di sognatori senza la percezione della realtà e avremo sempre ragazzi pseudo depressi. 

È ancora tempo di Sinodo. È dunque questo il tempo giusto per attivarci tutti in modo più incisivo e sentirci richiamati all'impegno non nonostante tutto ma in questo preciso tutto in cui i giovanissimi, così come sono, ne tracciano la realtà. "A noi è richiesto di sapere guardare oltre l’apparenza. Essere dentro questa realtà quindi è il primo grande passo, quello immediatamente successivo è quello farci interrogare da essa, interpretando i segni." Grazie Luca, non solo per averci offerto parole belle, ma soprattutto per la testimonianza credibile di chi crede ancora nei cuori  degli adolescenti.