Dal contatto alla relazione: educare nell’era dei social network

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di Nicola De Santis

 

Facebook ergo sum: direbbe il filosofo dei tempi moderni se avesse l’occasione di incontrare anche solo per un pomeriggio un gruppo di adolescenti del 2011.
L’uso dei social network diventa sempre più diffuso tra le giovani generazioni. Gli spazi vissuti non si limitano solo al muretto del quartiere: negli ultimi anni nascono nuove piazze in cui i giovani e soprattutto i giovanissimi incontrano gli amici, condividono pensieri, comunicano le esperienze di ogni giorno. In principio fu la chat di Messenger che permetteva di creare dei blog (spaces); successivamente i social network si sono moltiplicati differenziandosi, a seconda delle funzioni, per target di utenti. Questi spazi si configurano quindi come dei luoghi di incontro virtuali che espandono la possibilità di comunicare, pubblicare immagini, condividere link, musica o video. Secondo il 43° rapporto annuale del Censis (Centro Studi di Investimenti Sociali) il 90,3% dei giovani tra i 14 e i 29 anni usa Facebook. Un numero sempre maggiore di adolescenti è convinto che i social network siano utili sia per mantenere il contatto con gli amici di sempre come con quelli lontani, sia per fare nuove conoscenze.
Un educatore che voglia camminare al fianco dei giovanissimi (ma anche giovani!) non può prescindere da questa dimensione comunicativa e relazionale: questo non vuol dire che ci si debba per forza iscrivere tutti a Facebook o a Netlog (il social network più diffuso tra gli adolescenti), ma bisogna provare ad osservare e interpretare uno stile comunicativo che è ormai entrato nelle abitudini delle giovani generazioni.
 
Una prima attenzione potrebbe essere quella di accompagnare i giovanissimi ad un uso consapevole della rete: secondo un’indagine del Safer Internet Day 2010, la Giornata europea della sicurezza in rete, emerge che i giovani come i genitori non hanno sufficiente consapevolezza dei pericoli che si incontrano su internet. Le piazze virtuali, infatti, danno spesso occasione a malintenzionati di aprire fronti pericolosi di contatto; bisognerebbe quindi evitare di condividere dati o riferimenti particolarmente sensibili come l’indirizzo, il numero di telefono, la scuola frequentata… La stessa indagine ci dice che quasi due terzi dei teenager europei sono stati contattati online da sconosciuti, una percentuale che sale al 73% in Italia. È bene quindi accompagnare i ragazzi ad una scelta delle informazioni personali da condividere e metterli in guardia dalle relazione con i cosiddetti falsi profili, ovvero persone che dichiarano un’età, sesso, identità diversi dalla realtà: è importante che si abbia sempre la sicurezza di sapere con chi ci si sta relazionando.
Se è vero che la rete presenta alcuni pericoli per gli adolescenti, non si può negare che sia una grande opportunità di comunicazione che l’educatore può anche sfruttare per annodare sempre meglio la rete associativa. Sono sempre più frequenti i gruppi su Facebook che collegano giovanissimi o giovani; sono uno strumento utile soprattutto per chi, per motivi di studio o lavoro, si trova distante dal proprio gruppo parrocchiale. La rete può diventare quindi l’occasione per ricordare gli appuntamenti, condividere il materiale o scambiarsi le impressioni sull’esperienza associativa. Quando poi l’educatore è particolarmente esperto nell’uso di questi strumenti, può anche sfruttare i social network per condividere dei link di interesse per il gruppo: dalle notizie di attualità alle meditazioni bibliche, non c’è un canale che non sia valido per mettere in circolazione idee, proposte formative, imput di riflessione!
 

L’ultima attenzione è invece quella più importante; l’uso troppo frequente dei social network fa sì che moltissimi adolescenti passino diverse ore del pomeriggio davanti al pc. Questa abitudine potrebbe confondere la rete virtuale con i rapporti tra amici. È importante che sia costante l’attenzione nel mettere al centro la relazione personale diretta, unica e insostituibile per crescere nella fraternità. Un’amicizia virtuale non potrà mai sostituire una chiacchierata con un amico, una partita di calcio nel campetto della parrocchia, una gelato con i compagni di classe. Un rapporto “a tempo” (perché quando sei stanco di un contatto basta spegnere il pc) come quello costruito online è sicuramente più facile da gestire perché non è impegnativo, ma è meno umano e reale! La sfida per l’educatore che vuole svolgere il suo servizio anche nei luoghi virtuali è allora quella di accompagnare i giovani e soprattutto i giovanissimi nel delicato passaggio che va dal contatto alla relazione; un percorso che valorizza gli spazi virtuali come strumento per ‘fare rete’ tra persone distanti ma non rinuncia in alcun modo alle relazioni che crescono, piuttosto che nelle piazze virtuali, in quelle delle nostre città!

 

(Tratto dalla rivista associativa SegnoPer)