Più o meno uguali

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di Michele Raschi* - L’armonia della società si rompe quando viene meno l’amore verso il prossimo, sostituito da un senso di potenza e dominio che conducono all’errore, allo sbaglio e all’avvertire chi si ha di fronte come ostacolo che disturba. La ricerca del benessere è resa difficile dall’esistenza di altri individui attorno a sé e il sogno di essere come Dio porta la morte, conduce al “versare il sangue del fratello”. 

Noi tutti conosciamo la storia e sappiamo bene che essa non perdona chi parla dell’uguaglianza scartando i cosiddetti diversi, gli estranei… siamo consapevoli che la grandezza di qualsiasi nazione è veramente tale solo se persegue il fine di aiutare i più deboli ed emarginati: bambini, anziani, malati, minoranze… affinché nessuno rimanga escluso. Riuscire ad essere delle Persone è ancora oggi impossibile per tanti, a causa della diffidenza, dell’indifferenza, del pregiudizio e dell’incapacità di vedere oltre. Si rischia veramente tanto di diventare responsabili anche di eventi lontani geograficamente. Vediamo il moribondo per strada e non lo aiutiamo, ci tranquillizza il fatto che “non è affar nostro”. Continuiamo per la nostra strada non vedendo le mille altre ingiustizie che ci accadono attorno: la negazione dei diritti, della vita, della salute, delle relazioni, del lavoro, dei doveri, della formazione e dell’istruzione, dell’essere protagonisti attivi della società. Abbiamo dimenticato come si piange, l’indifferenza abita i nostri cuori diventati duri. I nostri volti non sanno vedere la realtà dei fatti, la globalizzazione ci rende tutti degli Innominati, irresponsabili di una vita che distingue razze, colori, circostanze, malattie, infermità, religioni, condizioni, stili ed errori. "

Io non c’entro”, non è mia la colpa se lui non potrà votare, se lei non potrà avere figli, se quel bambino non avrà futuro, se quell’anziano dovrà morire.

Se, invece, agissimo? Se combattessimo? Cosa accadrebbe? Se la cultura del benessere ci porta a pensare solamente a noi stessi, scoppiamo le bolle di sapone in cui viviamo ed usciamo! Là fuori, c’è un mondo che aspetta le nostre azioni, la nostra voce, il nostro urlare “ehi, aspetta, mi interessa!”, oppure “guarda, apri gli occhi, hai di fronte una persona, non una cosa”.

*Vice giovani della diocesi di San Marino - Montefeltro e redattore di Graffiti

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