2017: NULLA FINISCE, NULLA COMINCIA… TUTTO CONTINUA!

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Thomas Mann scriveva che il tempo non ha divisioni per segnare il suo passaggio. Non c’è mai una tempesta di tuoni o squilli di trombe per annunciare l’inizio di un nuovo mese o anno: «Siamo solo noi mortali che suoniamo le campane e spariamo a salve», quasi a voler esorcizzare la fine con il fascino di ogni inizio. Anche quest’anno la «grossa novità» è che l’anno ‘vecchio’ è finito per fare spazio, con un senso di liberazione, all’anno che verrà. Nella magia della clessidra che segna in un secondo lo scoccare di un anno, tutti con il cuore in festa ci siamo sentiti sfiorati da qualche cosa «di più profondo e di più segreto, di più eterno e di più misterioso», qualcosa che ha a che fare con ogni giorno, ma con nessuno fino in fondo. L’autenticità dell’inizio, la bellezza immacolata di un foglio bianco, una distesa di futuro su cui può posarsi libera e volitiva la penna della tua vita.

Nella notte dell’ebbrezza e della festa, nella notte dell’anno, all’una e quindici del 1 Gennaio 2017 arrivava spietata, direttamente dal cuore europeo di Istanbul, la conferma che in definitiva nulla stavamo lasciando per davvero alle nostre spalle e nulla stavamo festeggiando come un radicale principio. L’applicazione metafisica del postulato fondamentale di Lavoisier, secondo cui «Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma», arrivava a frustrare ogni pulsione di vita. Puntuale come la verità laconica del passeggere di fronte al venditore di almanacchi del Leopardi: «Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura». Crudele come il lucido realismo che lascia solo all’ingenuo il lusso dell’illusione: «Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?».

Nella tragedia che ha segnato l’alba di questo 2017, nell’evanescenza di questa guerra di trincea che non sappiamo di star combattendo, la legge fisica della conservazione della massa può suonare come qualcosa di più che una minaccia. Da te e solo da te dipende la direzione di questa Trasformazione. La radice di ogni male non è altrove che nel cuore dell’uomo: «Non quello che entra nella bocca rende impuro l'uomo, ma quello che esce dalla bocca rende impuro l'uomo!» (Mt 15, 11). I rovesciamenti di prospettiva con cui il cristiano ha familiarità, abitante della terra e cittadino del cielo (Lettera a Diogneto), lasciano che ad ammaestrarci sia il cuore tribolato di Etty Hillesum. Etty nell’“inferno assoluto” della Shoah parla di un Dio intimo al punto da sentire che è possibile, anzi necessario, invertire i ruoli e fare della domanda «Dove è Dio?» la domanda più vera e più drammatica: «Dove è l’uomo?». Etty scriveva: «Quando domani Dio non sarà più in grado di aiutare noi, saremo noi a dover aiutare Dio», conservandone le tracce nel cuore umano.

Da oggi, dopo il soffio gelido dell’Epifania su queste feste, ricomincia la liturgia del quotidiano. Questa è la terra di confine dove «finiscono i propositi e cominciano i chilometri» (Matteo Bussola). A te la responsabilità in questo 2017 di essere «sacerdote, re e profeta» della bellezza della vita che hai in custodia, dalla più piccola e insignificante delle azioni che riempiono la tua giornata.