SAN(VIV)REMO

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Da pochi giorni si è concluso il Festival di Sanremo e, tra qualche bacio rubato, un “termostato” che diventa la risposta a tutto, e un meritato encomio a quelli che sono i veri eroi della nostra quotidianità,  dal palco dell’Ariston risuona armonioso un inno alla vita.

Ad aggiudicarsi la vittoria, il giovane Gabbani che, sulle note di un motivetto accattivante, propone un’attenta satira del mondo Occidentale, ormai da tempo devoto agli idoli tecnologici divenuti aggreganti ed, al contempo, escludenti. Alle sue spalle conquistano il podio, e molto altro, Fiorella Mannoia ed Ermal Meta.

“Vietato morire” si posiziona terza, vince il premio della critica e mette a nudo la vita e l’anima di un cantautore poco noto al grande pubblico. Il buio ricordo di una violenza domestica, direttamente ed indirettamente subita, viene illuminato dalle parole di una madre tradita dalla vita e dall’amore: Figlio mio ricorda l’uomo che tu diventerai, non sarà mai più grande dell’amore che dai…. Figlio mio ricorda bene che la vita che avrai, non sarà mai distante dall’amore che dai. L’amore diviene, così, misura di tutte le cose. Non quell’amore sdolcinato e ingannevole, che spesse volte rende ciechi ed erranti, ma un amore forte che, dolcemente e con coraggio, vince la violenza e vieta la morte. Attraverso gli occhi di un bambino, ormai divenuto adulto, dirompente trapela una condanna ed un’esortazione. Si punta il dito contro chi, dietro grosse voci ed impietose mani, cela un piccolo cuore ed un enorme vigliaccheria, invitando a disobbedire ad una educazione di odio e prepotenza  per inneggiare ad un amore rispettoso e cosciente del prezioso dono della vita.

Con la sua “Che sia benedetta” la Mannoia fa breccia tra il pubblico e si aggiudica secondo posto e premio della sala stampa. Un testo profondo, che fa riflettere e incanta. Attraverso una voce calda e avvolgente, accompagnata da una essenziale ma significativa gestualità, si ha l’impressione di essere stretti in un abbraccio, un abbraccio che raduna tutti gli uomini e li riconcilia con la propria esistenza. Troppo spesso ci si sente inermi e sconfitti dinanzi alle difficoltà di tutti i giorni, si ha continuamente la tentazione di arrendersi, gettare la spugna e scegliere la strada più semplice o, quanto meno, quella che possa far meno soffrire. Di continuo ci si sente sovrastati dall’angoscia, si drammatizzano quei tanti piccoli problemi che diventano ostacoli insormontabili... come non citare il famosissimo “mai una gioia”, ormai dilagante tra i giovanissimi ma anche tra i più adulti, divenuto persino  una battuta di suor Costanza nella famosa fiction “Che Dio ci aiuti”.

In questo traffico di sguardi senza meta, in quei sorrisi spenti per la strada, quante volte condanniamo questa vita, illudendoci d’averla già capita. Persistente la pretesa dell’uomo di avere potere, conoscenza e controllo di tutte le cose. Costantemente viviamo adirati, delusi e insoddisfatti per una vita che sembra non rispondere alle proprie aspettative, che sembra non ripagare degli sforzi effusi per indirizzarla verso una meta precisa, non considerando la possibilità di essere parte di un progetto molto più grande e ben più ambizioso e nobilitante di quello che ci si è consciamente proposti. Troppe volte la vita diviene qualcosa di dovuto, qualcosa che spetta all’uomo che dovrà ben sfruttarla, e non la si percepisce quale dono da tenere stretto ed accogliere a mani vuote,  e con il cuore colmo di gioia e di gratitudine.  L’imperativo diviene donare se stessi agli altri, dedicarvi il proprio tempo ed effondere il proprio amore. Un amore non egoista ed arrogante, ma autentico  e prezioso come quello da Lui ricevuto. Quello della Mannoia è un connubio di note e parole che risuonano melodiose tra i frastornanti rumori della quotidianità.

Insomma, fra polemiche, grandi ospiti e un costante monitoraggio degli indici di gradimento, si è chiusa una settimana all’insegna della musica per lasciare spazio a una vita che merita di essere “davvero vissuta“.