VERSO IL REFERENDUM COSTITUZIONALE: CITTADINI CONSAPEVOLI, ELETTORI LIBERI

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di Umberto Ronga* - Questo articolo è tratto dai contributi che l’autore ha firmato per Dialoghi “La riforma della Costituzione. Un focus sui contenuti” (http://azionecattolica.it/riforma-costituzionale/la-riforma-costituzione-un-focus-sui-contenuti). e Segno “Voto in vista: cittadini consapevoli, elettori liberi”(https://riviste.azionecattolica.it/segno/). Si tratta di una prima sintesi, non esaustiva, dei temi della riforma costituzionale, in vista del personale approfondimento di ognuno di noi, anche sfruttando i contenuti sopra citati e quelli presenti nella sezione accessibile dal Banner in homepage e disponibile al link http://azionecattolica.it/riforma-costituzionale.

«Generare processi» di consapevolezza: questa è stata ed è la parola d’ordine dell’Associazione, che ha accompagnato il lungo cammino in direzione dell’appuntamento referendario ormai alle porte. Nel frastuono di un dibattito pubblico a volte sbilanciato verso l’una o l’altra posizione, talvolta intriso di ideologie, l’Associazione ha infatti scelto di continuare a «investire sui contenuti». Ciò, da un lato, per contribuire a creare le condizioni per un discernimento trasversale e maturo senza cedere a tentazioni di parte, in vista di un voto referendario consapevole e autenticamente libero; dall’altro, per impegnarci in modo sincero, soprattutto in termini di onestà intellettuale e disponibilità al confronto, per il bene comune del nostro Paese e per la qualità della riflessione sui temi istituzionali e sulla stessa Costituzione, che di esso è l’espressione più alta. Proprio in virtù di questa «scelta di metodo», negli ultimi mesi l’intero stivale è stato teatro tantissime occasioni di approfondimento – nel merito tecnico – promosse a vari livelli dall’Associazione, che hanno coinvolto comunità, agenzie formative e istituzioni, al fine di prepararsi e preparare intorno alle complesse questioni oggetto del quesito referendario.

Infatti, i temi interessati dalla legge costituzionale, pubblicata lo scorso 15 aprile in Gazzetta Ufficiale, sono svariati, complessi, rilevanti. Alcuni sono oggetto della riflessione scientifica e istituzionale da lunghissimo tempo, in certi casi sin dall’Assemblea costituente.

Per provare anche solo a evidenziare – inevitabilmente semplificando – i principali temi su cui saremo chiamati a esprimerci, partiremo dalla denominazione del testo della legge di revisione: «Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione».

Bicameralismo paritario. Il progetto di riforma cambierebbe composizione e funzioni del Senato della Repubblica, lasciando inalterata l’attuale articolazione bicamerale (Camera e Senato) del Parlamento. Il Senato vedrebbe dunque ridotta la propria composizione (da 315 a 95 senatori, ai quali si aggiungerebbero 5 senatori di nomina presidenziale per sette anni); si candiderebbe a essere organo rappresentativo delle realtà territoriali, composto da consiglieri regionali e sindaci, attraverso un metodo di composizione affidato a una disciplina transitoria, nell’attesa di una futura legge elettorale (profilo delicato, cfr. contributo in Dialoghi); non darebbe più la fiducia al Governo (lasciando così alla Camera dei deputati, eletta direttamente dal corpo elettorale, la rappresentanza della nazione e la titolarità esclusiva del rapporto fiduciario con il Governo).

Procedimento legislativo. La differenziazione delle funzioni tra le Camere produrrebbe una significativa riorganizzazione del procedimento legislativo in cui il nuovo Senato avrebbe un ruolo diverso, in alcuni casi obbligatorio, in altri eventuale. Il procedimento legislativo si articolerebbe, dunque, in almeno tre principali procedimenti: un primo, di tipo bicamerale, che continuerebbe a richiedere l’approvazione dei disegni di legge da parte di entrambe le Camere; un secondo, di tipo monocamerale, in cui prevarrebbe la Camera; un terzo, relativo alla così detta “clausola di supremazia”, in cui prevarrebbe la Camera, con quorum rafforzato (per il quale, dunque, è necessario un consenso più alto).

Ruolo del Governo. Il testo interviene sul Governo, con l’obiettivo di razionalizzarne il ruolo nel procedimento legislativo. Si prevede la possibilità per l’Esecutivo di chiedere, in via prioritaria, l’iscrizione all’ordine del giorno della Camera dei “disegni di legge prioritari”, cioè di quei provvedimenti considerati essenziali per l’attuazione del programma governativo: ciò imporrebbe alla Camera di pronunciarsi sull’iscrizione degli stessi entro cinque giorni dalla richiesta e delibere nel merito entro settanta giorni: è il “voto a data certa”. Il testo interviene sull’istituto del decreto legge, integrando in Costituzione i limiti fissati dalla legge ordinaria e dalla giurisprudenza costituzionale per evitare l’abuso della decretazione d’urgenza e per assicurarne la legittimità riguardo l’omogeneità di contenuti e le finalità. Il testo si occupa, inoltre, di tutela delle minoranze politiche, rinviandone il tema di uno “statuto delle opposizioni” al regolamento parlamentare.

Titolo V. Il legislatore costituzionale era già intervenuto sul Titolo V, Parte II, della Costituzione con l’approvazione della riforma del 2001, e successivamente nel 2005, anche se quest’ultimo intervento era poi stato bocciato dall’esito del referendum confermativo del 2006. Oggi si interviene di nuovo, in particolare rispetto alla suddivisione di competenze tra lo Stato e le Regioni, producendo una sostanziale riallocazione delle stesse in capo allo Stato. Le Province cesserebbero di essere articolazione del territorio della Repubblica.

Partecipazione dei cittadini. Il testo interviene in tema di referendum abrogativo e in tema di iniziativa legislativa popolare. Rispetto al primo punto, viene introdotta un’ipotesi ulteriore – che non sostituisce quella attuale – di un quorum di validità sostanzialmente più basso, agganciato alla maggioranza dei votanti alle ultime elezioni per la Camera, qualora la richiesta fosse avanzata da almeno 800.000 elettori. Riguardo al secondo punto, verrebbe aumentato a 150.000 il numero delle sottoscrizioni necessarie per presentare la richiesta; verrebbe inoltre previsto – attraverso un rinvio al regolamento parlamentare – che di ogni proposta debbano essere garantiti l’esame e la deliberazione finale da parte degli organi politici. Il testo interviene anche in tema di referendum popolari propositivi e di indirizzo, e di «altre forme di consultazione, anche delle formazione sociali», in questi casi rinviando a leggi costituzionali.

Presidente della Repubblica. Il testo interviene sulle modalità di elezione del Presidente della Repubblica, che verrà eletto dal Parlamento in seduta comune, non più integrato dei delegati regionali. L’elezione avverrà a maggioranza dei due terzi nei primi tre scrutini, dei tre quinti dei componenti dal quarto al sesto, dei tre quinti dei votanti dal settimo in poi: cade dunque l’ipotesi della maggioranza assoluta. Quanto ai poteri presidenziali, il disegno di legge interviene sul potere di rinvio delle leggi approvate dal Parlamento: il Presidente della Repubblica avrà il potere di rinviare le leggi di conversione dei decreti legge. In tal caso il termine per la conversione è differito di 30 giorni, ed è eliminata l’ipotesti del potere presidenziale di rinvio  parziale.

Corte costituzionale. Il testo interviene sulle modalità di elezione dei giudici della Corte costituzionale (la Camera ne eleggerebbe tre, il Senato due) e introduce l’ipotesi di un giudizio preventivo della Corte sulla legittimità costituzionale delle leggi elettorali di Camera e Senato.

CNEL. Il testo prevede la soppressione del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, affidando a un futuro commissario straordinario la gestione del patrimonio immobiliare del CNEL, l’assegnazione ad altri uffici delle risorse umane e strumentali e l’adempimento degli atti necessari al perfezionamento della soppressione dell’organo.

*Università Federico II di Napoli, Istituto Bachelet dell'Azione Cattolica