Gino Pistoni: "Vicino al cielo"

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"Se il Signore ti ha chiamato, non rigettare la sua Grazia, ma rispondi generoso all'appello divino". Scriveva così l'8 febbraio 1944 ad Angelo Aira, dell'AC. Un assistente che lo conosceva bene, don Meaglia, scrisse di lui: "È un giovane che ha saputo rispondere generosamente al primo impulso della Grazia, dire di sì a Cristo che gli passava accanto".
Quando ha fatto l'ingresso nella "Società Operaia del Getsemani", movimento spirituale di dedizione all'Apostolato sorto all'interno dell'AC, scrisse questa preghiera che doveva rimanere segreta: "Il mio cuore oggi eleva a te un inno di lode e di ringraziamento. […] Ti ringrazio di avermi chiamato a far parte dell'Azione Cattolica e di aver dato alla mia vita, prima di allora veramente vuota, uno scopo che la rendesse degna di essere vissuta... Ti chiedo la grazia di vivere con te le sofferenze del Getsemani […] concedimi inoltre la grazia per vivere una vita interamente e profondamente cristiana tutta dedita al Tuo servizio e al salvamento delle Anime. Così sia".
Vive nel momento più duro della nostra storia: la II Guerra Mondiale è ancora in corso e l'Italia è occupata dai nazifascisti. Gino non ha dubbi nello schierarsi coi partigiani in lotta per la libertà, ma senza odiare i propri nemici. Al momento finale della sua vita, rimasto ferito a morte e nella solitudine più completa, sente l'esigenza di spiegare il suo atto supremo, scrivendo con il sangue sul sacchetto del pane queste parole: "Offro la mia vita per l'AC e l'Italia. W Cristo Re" (25 luglio 1944).
Gino Pistoni ha scritto pochissimo; non aveva molta familiarità con la penna, preferiva comunicare con le parole e i fatti. Eppure in questi pochissimi messaggi che ci restano si intuisce un animo ardente. Colpisce in lui la caratteristica che prende il suo incontro con Gesù: la generosità. Da quando ha incontrato l'Azione Cattolica, dove concretamente ha avuto il primo vero contatto con Gesù, la sua vita è cambiata. Nella sua vita c'è un prima e un dopo. Non condanna nessuno, non giudica chi non ha fede. Semplicemente considera una Grazia, aver incontrato Gesù. Un giorno, parlando di giovani, che conducevano una vita vuota e superficiale, diceva: "Anch'io sarei ora così, se non avessi trovato l'Azione Cattolica".
E' difficile entrare nel cuore di Gino, perché era molto schivo a parlare di sé; il suo cammino è stato il racconto della sua vita interiore. Egli si è dato tutto. Con generosità alla sequela di Gesù. Non poteva concepire che Gesù si potesse seguire alla lontana, tenendo "il piede in due staffe". Ma non era esagerazione, fanatismo?
Evidentemente Gino non la pensava cosi. Non poteva servire due padroni, non poteva diventare sale insipido, non poteva fare una fiamma smorta. Intuiva che, così facendo, sarebbe passato accanto alla vita senza toccarla. Aveva già sperimentato una vita al di fuori di Cristo ed aveva concluso: "una vita veramente vuota, senza uno scopo che la rendesse degna di essere vissuta". E allora perché vivere con queste zone morte, con questi momenti insignificanti?
Seguire Gesù non significa rinunciare alla vita. Anzi, è vivere pienamente la vita: vivere la voglia profonda di essere amato, di amare, valorizzare tutte le capacità interiori ed esteriori, sensibili, razionali, emotive, fisiche, per metterle al servizio della vita, delle persone, del bene degli altri, della speranza. Dio è il Dio della vita, è lui che rende tutto bello, è il Poeta del mondo. E quindi perché esitare? Perché non scegliere generosamente e totalmente Gesù e la sua Buona Notizia. Ogni esitazione e doppiezza fa perdere tempo e forza, ti toglie la gioia e la vita, ti indebolisce e ti annebbia.
E' questo Gino: un cuore di fuoco che ha detto subito sì alla Grazia. Ed ecco un uomo di fuoco. Un uomo vero. Un uomo giovane pieno di allegria, di amicizia: "Era amico con tutti, non aveva antipatie... Non deponeva mai il suo abito espansivo e giocondo… Si tratteneva con tutti, dando alla conversazione spunti allegrissimi. Trattava tutti allo stesso modo; parlava senza affettazioni, completamente privo di pose o movimenti teatrali. Sento ancora le sue cordiali risate che interrompevano frequentemente il suo discorso. Sento quei suoi affettuosi e gridati saluti, seguiti da un largo sorriso".
Ed ecco Gino, grande sportivo, esuberante di forza e di vigore. "Come giocatore di pallacanestro era fra i migliori giocatori della squadra di Ivrea, ma lo sport, che soprattutto amava era l'alpinismo, inteso oltre che come palestra di muscoli e lotta a tu per tu con le difficoltà della montagna, anche come mezzo di elevazione dello spirito e di avvicinamento a Dio".
Ed ecco Gino, grande e profondo scalatore: "Siamo interamente circondati di montagne, spettacolo suggestivo, indescrivibile… Mi sento leggero e puro, vicino al cielo...".
Cosi in tutto il resto. Sarebbe bellissimo ritrovare in ogni sua multiforme attività lo stile cristiano, che non è uno stile fra gli altri, ma semplicemente il modo profondamente umano di fare bene ogni cosa, perché scende nel cuore della persona e di ogni sua attività; perché la nostra piccola umanità diventi sostanza di Dio nel nostro quotidiano.
 

di Omar Ruberti (da Graffiti n.4-2000)