Josef Mayr-Nusser: "Non giuro a Hitler"

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Ottobre 1944 - Konitz, Prussia occidentale. In un manicomio dismesso, una trentina di giovani reclute delle SS sta per essere educata al giuramento nazista. L'addetto all'indottrinamento recita il testo che i giovani devono ripetere con convinzione e fermezza: "Giuro a Te, Adolf Hitler, Führer e cancelliere del Reich, fedeltà e coraggio. Prometto solennemente a Te e ai superiori designati da Te l'ubbidienza fino alla morte, che Dio mi assista!". All'improvviso un giovane alza la mano e prende la parola: "Signor maresciallo maggiore io non posso prestare il giuramento, sono cristiano, la mia fede non me lo permette!". Il giovane si chiama Josef Mayr-Nusser, ha trentacinque anni, è sposato con la moglie Hildegard ed è padre di un bambino di un anno, il piccolo Albert. È presidente dei giovani dell'Azione Cattolica di Bolzano e fondatore di una conferenza della S. Vincenzo.
Appena udito il suo atto di ribellione al Führer i nazisti lo afferrano e lo scaraventano in prigione. La condanna morte è stata firmata. Nel febbraio del 1945 Josef viene chiuso in un carro bestiame con destinazione Dachau. Ma lui non ci arriverà mai. Dopo giorni di viaggio passati al freddo, in condizioni igieniche insopportabili, sottoposto a forti privazioni e con una breve ma agghiacciante tappa al campo di sterminio di Buchenwald, Mayr-Nusser muore nella stazione di Erlangen. Nel momento supremo del passaggio dalla vita alla morte il giovane sudtirolese è in grado di leggere alcuni passi del vangelo e ringraziare la guardia nazista che aveva in consegna il carico di condannati perché aveva tentato, ma inutilmente, di farlo curare nell'ospedale del luogo.
Mayr-Nusser rappresenta una delle grandi figure della resistenza cristiana al nazionalsocialismo. Già negli anni '30 egli aveva scritto e parlato pubblicamente degli effetti nefasti che la dottrina nazista stava scatenando nella società civile e nella Chiesa. Quando altri non vedevano o non volevano vedere, lui affermava senza esitazioni: "Intorno a noi c'è il buio, il buio della miscredenza, dell'indifferenza, del disprezzo, forse della persecuzione. Ciononostante dobbiamo dare testimonianza e superare questo buio con la luce di Cristo. Dare testimonianza oggi è la nostra unica arma efficace. È' un fatto insolito. Né la spada, né la forza, né finanze, né capacità intellettuali, niente di tutto ciò ci è posto come condizione imprescindibile per erigere il regno di Cristo sulla terra. È una cosa ben più modesta e allo stesso tempo ben più importante che il Signore ci chiede: dare testimonianza".
Josef Mayr-Nusser sentiva fortemente dentro di sé questo bisogno di portare l'etica cristiana dentro la storia conflittuale e bellicosa del tempo. Non si davano sconti possibili. Per testimoniare la fede in Cristo bisognava ripudiare in toto il sistema nazista, invitare i giovani cristiani a non farsi avvolgere dalla luce idolatrica che Adolf Hitler cercava di diffondere imponendo la sua immagine ieratica tra i popoli dell'Europa. Fin dagli inizi dell'ascesa di Hitler al potere, Mayr-Nusser, insieme all'amico sacerdote don Josef Ferrari - assistente dell'Azione Cattolica altoatesina - si era posto il problema della compatibilità fra totalitarismo e fede cristiana. Aveva cercato di capire, di analizzare l'humus che faceva fecondare il germe nazista, aveva letto il Mein Kampf del dittatore e il Mito del XX secolo di Alfred Rosenberg e aveva chiaramente compreso a quali disastri stava conducendo quella prospettiva nefasta di pensiero e quella folle ideologia razzista. Insieme a pochi amici di madrelingua tedesca, Mayr-Nusser, aveva lavorato con impegno e coraggio per organizzare un fronte di resistenza sudtirolese al nazismo, che subito si strutturò in una lega intitolata all'eroe Andreas Hofer. Lo scopo era quello di rompere i fili della propaganda nazista, che in Sudtirolo aveva raccolto immensi consensi.
Quando nel 1939 "l'accordo di Berlino" impose ai cittadini di madrelingua tedesca delle province di Bolzano, Trento, Belluno di scegliere fra rimanere nello stato italiano e perdere i legami con la cultura e le tradizioni tedesche, oppure dichiararsi tedeschi a tutti gli effetti e prepararsi per il trasferimento nel Reich, Josef Mayr-Nusser, insieme a pochi altri "obiettori all'opzione", decise per il rifiuto di firmare la dichiarazione e si mise all'opera per sensibilizzare gli amici e i cittadini perplessi affinché scegliessero di non optare. Oramai Josef era pronto a sostenere le scontro "fra i due mondi", quello delle tenebre e quello della luce. Dentro di lui parlava la voce del suo grande maestro di fede, Tommaso Moro, anch'egli ucciso perché si era rifiutato di giurare al Re d'Inghilterra.
Nel panorama della resistenza storica al nazismo la vicenda di Josef Mayr-Nusser è davvero singolare. È la storia di una coscienza profondamente permeata dalla fede in Cristo, alimentata dalla passione per la verità e la libertà, mossa dal pensiero della responsabilità. Per tutta la vita Josef ha cercato di conciliare l'etica con la testimonianza, la vita vissuta fra le pieghe di una storia politica disumana con le attese della terra promessa. Il suo gesto finale, con il rifiuto esplicito di prestare il giuramento a Hitler è come l'epilogo di un dramma portato in scena con assoluta consapevolezza. È l'uomo singolo, bruciato dalla fede, che affronta da solo, nell'assoluto silenzio, il sistema più spietato e agguerrito dell'era moderna.

di Francesco Comina