Padre Ancel

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Padre Ancel: la scelta dei poveri

Per conoscere padre Ancel occorre entrare nello spirito di padre Chavrier. Il 10 dicembre 1860 padre Chevrier decide di realizzare il sogno che lo accompagna da molto tempo: per dare vita ad un'opera di formazione per i sacerdoti acquista una grande sala da ballo, il "Prado", un luogo che l'opinione pubblica giudicava osceno. Padre Chevrier ne fa un laboratorio di formazione spirituale per preti (ancora esistente a Lione). La spiritualità pradosiana è concentrata nella consapevolezza che "il prete è uomo spogliato, crocifisso, mangiato" in prospettiva apostolica ed è rappresentata e riprodotta nella vita attraverso la mangiatoia, il Calvario, il Tabernacolo quali segni da portare nella vita sacerdotale come stigmate indelebili. Alfredo Ancel, sacerdote della sua chiesa locale e poi vescovo, si rifà nella sua vita a questi segni evangelici per incarnare la testimonianza del Vangelo.
La sua scelta prioritaria sono stati i poveri e per non essere estraneo a loro, egli che proveniva da un ceto altamente borghese, ha voluto abitare nei quartieri periferici dove prevaleva una presenza di lavoratori e di emarginati. Viveva con alcuni sacerdoti e laici a Gerland, nelle case di gente semplice, con i servizi igienici esterni, povero tra i poveri, con una forte carica di umanità sostenuta dagli ideali evangelici. Non si tratta esclusivamente di una presenza fisica ma di una condivisione che si esprimeva in atteggiamenti di fede: "Andrò tra loro e vivrò la loro vita, attraverso il distacco e la povertà ritroveremo il nostro posto nel cuore dei popoli".
Da vescovo per cinque anni e per una buona parte della giornata svolge l'attività di operaio tessile. È una scelta profondamente motivata e coraggiosamente assunta. È questo il periodo delle esperienze dei preti-operai, della Mission Ouvriére. La loro presenza è stata vista dai lavoratori come un segno di condivisione, di solidarietà ma si è verificato spesso che il prete nella condizione operaia sia stato voluto come sostitutivo ai laici nella gestione sindacale, a favore della giustizia anche se con il sostegno dei laici che si sentivano difesi nei loro diritti umani. Sarà Paolo VI a benedire la sua decisione e ad accompagnarlo spiritualmente in questa esperienza. Lasciamo che sia padre Ancel ad esprimere il suo pensiero. Nel volume Cinque anni con gli operai (ed. italiana Vallecchi, Firenze) leggiamo: "... la gente si domandava quali fossero le nostre intenzioni e che cosa venissimo a fare: si era parlato di un kommando del Vaticano e di uno stampo per la formazione della classe operaia... ci vollero tre anni perché fossimo veramente adottati dal rione; e solo dopo tre anni venimmo a sapere fino a qual punto eravamo stati osservati in tutto ciò che dicevamo e facevamo. A poco a poco la nostra comunità divenne un centro di irradiazione cristiana... divenne per molti un segno veramente percepibile della presenza della Chiesa nel mondo operaio".
Nel 1959 fu ufficialmente richiesto da Roma di abbandonare l'esperienza. La comunità di Gerland e il suo vescovo, obbediscono in piena fedeltà alla Chiesa. È una grande sofferenza. La comunità continua a risiedere nel quartiere operaio anche se viene riconosciuto - come afferma padre Ancel - che la cessazione del lavoro dei sacerdoti ha diminuito molto le loro possibilità apostoliche nel contesto operaio. L'esperienza vissuta da padre Ancel non si arresta nel servizio al mondo del lavoro e degli umili. Interpretando il senso profondo della giustizia evangelica, non solo come valore umano ma come virtù ha voluto offrire un saggio (anch'esso a prima vista audace): "Per una lettura cristiana della lotta di classe" (ed. italiana Queriniana).
"È un servizio - come afferma l'autore - perché vi sia più giustizia e più fraternità... l'umanità è in debito nei confronti di coloro che sono impegnati perché le cose cambino... è con loro che vorrei condividere la mia fede". L'interpretazione cristiana della lotta di classe - secondo Ancel - ha richiesto il saper coniugare la fede con le situazioni imposte di alienazione. Forse oggi questo testo ha meno rilevanza dal tempo che è stato pensato e pubblicato, poiché è cambiata sociologicamente la realtà del mondo del lavoro. Allora l'intuizione si è rilevata profetica. Tra le molte pubblicazioni di padre Ancel, noi di Azione Cattolica non possiamo ignorare un volume, sempre attuale: "Preti e laici per il Vangelo" (ed. AVE).
Rivolgendosi ai sacerdoti sottolinea nel suo scritto l'importanza del riconoscimento del compito ecclesiale e sociale dei laici. Alla luce del Magistero conciliare padre Ancel evidenzia l'indispensabile partecipazione dei laici nella Chiesa in pari dignità con tutti i carismi e accompagna con una riflessione teologica il senso della presenza dei laici nella globalità dell'impegno quotidiano. Egli afferma: "occorre scoprire il valore spirituale messo da Dio nei compiti terreni. Penso all'amore nel matrimonio, tanto a livello di sposi quanto a livello dei rapporti tra genitori e figli. Penso al lavoro professionale e alla grandezza spirituale che gli è propria, in ragione dell'autonomia che dà all'uomo per l'organizzazione della sua vita e in ragione della cooperazione che dà a Dio per l'opera della creazione. Penso anche all'insieme delle relazioni sociali che sono per l'uomo l'occasione di vivere fraternamente e in solidarietà. Penso infine alle diverse forme di impegno che permettono agli uomini di mettersi collettivamente al servizio gli uni degli altri e di organizzare la vita terrena secondo le esigenze della giustizia e della fraternità".
Al termine della sua vita suggella l'ideale che lo ha accompagnato costantemente: "Non si arriverà a costruire un mondo più umano se non si mette al centro il Vangelo, se non si porta nella propria vita e nel mondo la persona di Gesù Cristo". Padre Ancel ha saputo prendere in modo serio il Vangelo e lo ha incarnato nella sua profonda umanità. È un grande testimone della Chiesa, sempre attuale.

di don Tino Mariani