Papa Giovanni XXIII

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Alla fine del pontificato di Pio XII (nell'ottobre 1958), che durante la guerra aveva incoraggiato la resistenza al nazismo e la ripresa della comunità civile internazionale, ci si domandava chi avrebbe potuto raccogliere la sua eredità. Sembrava impossibile poter trovare qualcuno tra i cardinali... a quel livello. Ma ci pensò la provvidenza! Dal Conclave uscì la figura del Papa bergamasco che, fin dalle prime battute conquistò la gente con la sua libertà di spirito ("Mi chiamerò Giovanni", un nome non più utilizzato dal 1414!) e col suo fare umile e bonario. Non passò molto tempo quando, all'improvviso, di fronte ad un gruppo di cardinali sorpresi e increduli, il 24 gennaio 1959, alla fine della settimana di preghiera per l'Unità dei cristiani, in S. Paolo fuori le mura, espresse modestamente le sue intenzioni.
Tre cose erano urgenti: la riforma del Codice di diritto canonico (del 1914), la celebrazione di un Sinodo per la città di Roma e... la convocazione di un Concilio ecumenico pastorale, per aiutare l'uomo moderno a vivere la sua fede cristiana in un mondo in continua trasformazione.
Io ero a Roma in quel periodo, in Giac, e vi assicuro che questo fatto ci sconvolse, ci mise in un certo senso le ali ai piedi, ci aprì davanti orizzonti vastissimi... Ci dicemmo: ma allora qualcosa comincia finalmente a cambiare! Da quel momento la figura do Giovanni XXIII giganteggiò nella Chiesa e nel Mondo.
L'apertura verso il mondo sovietico (ricevette in udienza privata la figlia e il genero di Kruscev), il dirottamento dei missili sovietici destinati a Cuba, nel 1962, in accordo con lo stesso Kruscev e Kennedy, la giornata di apertura del Concilio Vaticano II con il toccante finale serale che ogni tanto la Tv ancora ci propone: "Tornando a casa, troverete i bambini, date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del papa. Troverete qualche lacrima da asciugare: dite una parola buona". E ancora, la visita alle parrocchie romane, ai carcerati, agli ammalati negli ospedali, l'enciclica Pacem in terris, della Pasqua del 1963, accolta entusiasticamente in tutto il mondo... Tutto questo testimonia la sua presenza e la sua influenza a beneficio di tutta l'umanità.
Con questo papa in ogni angolo del mondo, ma specialmente a Roma, ci si è sentiti a cavallo della Storia, invitati a cambiare, a progredire, ad abbandonare i vecchi luoghi comuni, ad assumere il meglio delle tradizioni passate. Con lui si è capito che si chiudeva un'epoca e ci si apriva al futuro.
Noi giovani - io non avevo ancora trent'anni - ci sentivamo spinti a dare il meglio di noi stessi, specialmente a livello ecclesiale, stimolati dalla figura paterna e dalle prese di posizione di questo anziano papa (lo divenne a 77 anni) che non si stancava di proporre con dolcezza l'insegnamento evangelico. Ricorderanno gli abitanti del Lazio, dell'Umbria e delle Marche la sua figura benedicente sul treno (in una delle prime uscite dal Vaticano, cosa tabù fino ad allora) che lo portava in visita al santuario di Loreto e alla basilica francescana di Assisi.
L'hanno chiamato "il papa buono", appellativo che non rende giustizia a ciò che veramente è stato. Un papa all'altezza dei tempi, docile allo Spirito, umile servitore degli uomini e della Chiesa, meravigliato lui stesso della rivoluzione (chiamata poi più dolcemente "aggiornamento") che aveva portato nella Chiesa col Concilio. Imprevedibile in certe sue decisioni, ma di grande sensibilità pastorale, come quando all'inizio del suo pontificato fece togliere dalla preghiera per gli ebrei del Venerdì Santo, quel "perfidi" con cui iniziava, che non era certo di gran rispetto nei loro confronti.
Dimostrò la sua grande attenzione ecumenica costituendo, nel 1960, in vista del Concilio, il "Segretariato per l'unità dei cristiani" che avrebbe poi favorito la presenza al Concilio degli "osservatori" delle altre confessioni cristiane. I suoi scritti (specialmente "Il diario di un'anima"), le sue azioni, il prodotto delle sue iniziative sono ancora oggi un punto di riferimento. I giovani vi possono ritrovare la fedeltà al Vangelo, i grandi ideali, la creatività, l'attenzione al mondo e ai segni del suo sviluppo, il desiderio di cambiare senza facilonerie, la caparbietà e la tenacia nel realizzare i progetti, il grande amore verso l'umanità.
Giovanni XXIII sovrasta la Storia: è una figura che rimarrà a lungo significativa non solo per il passato, ma anche per il presente. Canonizzato o no, la sua linea si è imposta ai suoi successori che, a ben guardare si sono mossi, e l'hanno detto, nel solco da lui tracciato, quello della Chiesa anima del mondo, dell'esercizio della collegialità e della carità fraterna nella Chiesa e del dialogo per l'unità fra tutti i cristiani.
Conoscere la sua vita e specialmente il suo pontificato apre ancora oggi il cuore e la mente a chi vi si accosta, trovandovi l'invito ad un servizio umile, ma fattivo, nella Chiesa e nel mondo: in qualsiasi ruolo sia e con il sincero abbandonarsi a Dio
 

(da Graffiti n.7-1999)