#nonsonosolo, l’Azione Cattolica è una realtà dei cristiani che si vogliono bene – quarto giorno

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Molfetta, venerdì 7 agosto

 

Durante la giornata di oggi ciascuno è stato sollecitato a re-indossare le vesti ed il proprio ruolo di responsabilità all’interno delle rispettive Diocesi di appartenenza, per riflettere sulle esigenze dell’Associazione di oggi grazie all’aiuto di due ospiti impegnati in passato e tuttora in Ac.

In mattinata Nicola De Santis (ex segretario del MSAC ed ex vicepresidente giovani della diocesi di Cosenza-Bisignano) ha sottolineato l’importanza di una collaborazione feconda tra il settore giovani ed il circolo del movimento studenti a livello diocesano. Ha ricordato infatti che lo Statuto stesso, già nei primi articoli, riconosce ai movimenti d’ambiente un ruolo di vitale importanza per tutta l’Associazione, la quale attraverso di essi può coltivare e far maturare sogni comuni facendosi missionaria nel mondo di oggi. Movimento e Settore non sono antagonisti o alternativi ma è bene essere consapevoli che “l’Ac o cresce tutta insieme o non cresce, non c’è un noi e un voi in Ac”, come afferma Nicola che aggiunge anche “la missione è andare a cercare i segni di Cristo in chi non crede e non tanto portare Cristo dove non c’è”.

Nel pomeriggio il contributo di Marco Iasevoli (ex vice presidente nazionale per il Settore giovani ed attuale presidente della diocesi di Nola) ha aiutato ad approfondire il tema della fraternità in Ac. Innanzitutto prendendo atto che oggi, a causa dei tempi sempre più contratti, è necessaria una presenza significativa: “non è più possibile ragionare a compartimenti stagni, è necessario stare sempre con la testa sulle cose a cui teniamo” curando al massimo la qualità. Questo consiste nel mettere nei pochi momenti a disposizione tutto il bene di cui siamo capaci. La fraternità per essere vera deve costituire allo stesso tempo fine e mezzo: fine perché è attraverso le belle relazioni che le persone riconoscono la presenza di Dio nella propria vita, mezzo perché attraverso le relazioni stacchiamo un passo in verticale verso Dio. Il rischio che si corre quando questo equilibrio viene meno è quello di diventare solo un’aggregazione, quando la fraternità è solo il fine, o di strumentalizzare le persone, quando la fraternità è esclusivamente il mezzo. È importante invece avere sempre nella mente e nel cuore il “primato della persona” e perseguire il bene comune che, come ci ha ricordato Marco e secondo la Dottrina della Sociale della Chiesa, è il bene massimo raggiungibile con le condizioni date.
E siccome la fraternità si impara solo se praticata, la serata ha voluto essere occasione di fraterna sfida sul campo di gioco: otto squadre tra Settore giovani e MSAC si sono affrontate in un torneo di calcio a cinque decretando il MSAC vincitore… per quest’anno…