Tra paura e speranza

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Pubblichiamo la testimonianza di Giacomo di Ferrara, che racconta come ha vissuto il giorno del terremoto.
 
 
Davvero il Sinore è vicino!
Scrivo da una terra che, fino a domenica 20 maggio, aveva sentito parlare di terremoti solo in TV: l’ultimo di questa violenza si era verificato nel ‘500. Ci siamo trovati di fronte ad una situazione nuova, surreale, a timori sconosciuti ed irrazionali. Ferrara, e soprattutto la sua provincia, sono state colpite duro dal sisma: diversi morti, centinai di sfollati, chiese e palazzi storici crollati o danneggiati… scene già viste tante volte, ma questa volta i protagonisti siamo noi!
In mezzo a questo clima di paura e di impotenza, ci sono stati però tanti inaspettati segni di speranza e di solidarietà: voglio raccontare quello che ho vissuto in prima persona, insieme alla mia comunità parrocchiale. 
Frequento la parrocchia di S. Maria in Vado, santuario del centro di Ferrara dedicato all’Annunciazione. La scossa ha fatto crollare la statua della Madonna (alta oltre 2 metri) che sovrastava il timpano della facciata e domenica alle prime luci dell’alba ci siamo trovati di fronte ad uno spettacolo avvilente: la statua era andata distrutta nell’impatto col suolo, lasciando nel piazzale un buco profondo diversi centimetri; l’unico pezzo rimasto intatto era il volto della Vergine. 
Proprio domenica mattina dovevamo celebrare la Messa di Prima Comunione del gruppo a cui faccio il catechista: la Chiesa era già addobbata, tutto era pronto per la grande festa. Mi sono ritrovato sul piazzale alle 6 di mattina con 4/5 bambini del mio gruppo che giravano per le strade con i loro genitori, erano spaesati e incapaci di tornare a letto per la paura. Mi hanno chiesto: “Ma cosa facciamo ora? Possiamo fare lo stesso la Comunione?”. 
La chiesa, come tutte quelle della nostra diocesi, sarebbe dovuta rimanere chiusa su ordine della Prefettura, in attesa delle opportune verifiche strutturali di agibilità. L’unica possibilità era celebrare all’aperto, sfidando il cielo grigio e le previsioni meteo poco rassicuranti. Dopo un rapido consulto, con il parroco e i genitori abbiamo deciso di andare avanti comunque: nel giro di un’ora abbiamo trasformato il campo di calcetto parrocchiale in una meravigliosa chiesa a cielo aperto; ciascuno ha dato una mano perché quanto successo alla nostra chiesa di mattoni, non compromettesse la bellezza dell’incontro di questi bambini con Gesù Eucaristia. 
È andato tutto benissimo, la celebrazione si è svolta in un clima surreale, ma di grande raccoglimento; ho sentito, come poche altre volte, di essere davvero parte di una Chiesa fatta di persone, di persone che si vogliono bene e che si stringono attorno al Signore.
Al termine della Messa, essendo nel mese di Maggio, ciascun bambino avrebbe dovuto omaggiare con un fiore l’immagine di Maria ed è stato commovente e molto significativo farlo proprio con quel volto della Vergine precipitato a terra poche ore prima.
Accanto all’esperienza vissuta dalla mia parrocchia, ci sono state tante altre storie simili: S. Messe celebrate nei piazzali, sotto i capannoni, negli asili parrocchiali. 
Davvero il Signore ci è vicino, specialmente nei momenti di difficoltà!!
 
Giacomo Forini, vice presidente di AC per il Settore Giovani
diocesi di Ferrara Comacchio