“Alzarsi”: l’invito di Papa Francesco che ci esorta ad andare

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Ecco i temi scelti da Papa Francesco per il percorso triennale delle Giornate Mondiali della Gioventù

Se chiedessimo a uno studente qual è la parte del discorso più importante in una frase, risponderebbe (speriamo!) che è il verbo. Senza verbo non c’è frase, infatti; e anche quando ci sembra che esso non ci sia, in realtà è silenzioso ma presente. Per noi cristiani è ancora più visibile il nesso che c’è tra il verbo e la sua capacità di creazione di una realtà, poiché il Verbo è Parola, e la Parola si è fatta carne: un mistero che non può che affascinarci e interrogarci quotidianamente.

Sembra che il Papa di grammatica se ne intenda, e infatti i temi da lui scelti per il percorso triennale delle Giornate Mondiali della Gioventù, il quale culminerà nella celebrazione internazionale dell’evento in programma a Lisbona per il 2022, sono accomunati da un verbo molto interessante: alzarsi (2020: “Giovane, dico a te, alzati!” – cfr. Lc 7,14; 2021: “Alzati! Ti costituisco testimone di quel che hai visto!” – cfr. At 26,16; 2022: “Maria si alzò e andò in fretta” – cfr. Lc 1,39). Alzarsi è un verbo che indica una scelta per sé stessi: sono io che, nella mia libertà di figlio, decido di compiere questo passo. La condizione di partenza può essere varia: mi alzo perché mi sono reso conto che sono stato in ozio troppo a lungo, oppure perché comprendo che pregare e alzarsi non sono atti consequenziali, ma sono due facce della stessa medaglia. È significativo come i brani scelti ci portino a riflettere su quanto poco, in realtà, noi giovani siamo capaci di alzarci e andare: nei brani scelti dal Papa, infatti, ci sono due esortazioni a compiere questo gesto, che implica sacrificio, sforzo; è solo nel terzo brano, quello dedicato a Maria, che quest’azione diventa scelta pienamente vissuta, esperienza in prima persona. A Maria, donna dell’ascolto ma anche dell’azione, risulta naturale alzarsi, e farlo con quella fretta che non è sommarietà e disattenzione, ma tensione verso l’altro, necessità di uscire dai propri limiti, dai propri confini, per raggiungere l’altro, e nell’altro incontrare Dio. Sembra dunque che i tre passaggi indicati dal Papa indichino un cammino di perfezionamento, un alzarsi che diventa sempre più consapevole e convinto: dal semplice invito a muoversi (Lc 7,14), all’andare in quanto testimoni di una notizia che non possiamo non condividere (At 26,16), e al farlo bene, in fretta, seguendo l’esempio di Maria (Lc 1,39). Solo così potremo davvero incarnare il significato del verbo alzarsi scelto dall’Evangelista Luca, verbo che ha anche il significato di “risorgere”, “risvegliarsi alla vita”.

Questi passaggi sono essenziali anche alla luce dell’esortazione apostolica Christus vivit, in cui emerge la grande fiducia che il Papa accorda a noi giovani, che siamo chiamati a essere sempre pronti ad alzarci, cioè a rinnovare il nostro cuore: «è tipico del cuore giovane essere disponibile al cambiamento, essere in grado di rialzarsi e lasciarsi istruire dalla vita. […] Gesù, l’eternamente giovane, vuole donarci un cuore sempre giovane» (CV, 12-13).

Un passo svelto fatto oggi significa costruire qualcosa di bello nel presente e nel futuro, significa riscoprire che siamo «l’adesso di Dio» (CV, 178): alziamoci, dunque, e viviamo le nostre vite di ogni giorno con speranza e voglia di fare, con la consapevolezza di essere giovani con radici (CV, cap.6), andando fino alle periferie dell’umanità consapevoli che, ovunque siamo, c’è sempre un posto che possiamo chiamare casa.

 

Erminia Foti
Equipe nazionale Settore giovani