Tempo libero

MAGGIO FA RIMA CON CORAGGIO

Siamo a maggio, e il motto tipico degli studenti sembra quasi una canzoncina, oltre a essere un simpatico gioco di parole: “Maggio, studente fatti coraggio!”. Sì, coraggio, perché per affrontare uno dei mesi più frenetici e impegnativi dell’anno c’è bisogno di tanto, tanto coraggio, ma esattamente cos’è che ci rende coraggiosi? Cosa ci fa sentire tali?

L’ALBA DEL GIORNO DOPO

Sepolcro vuoto

Della Pasqua, nei giorni immediatamente successivi a Pasquetta, rimane il dissidio tra chi vive nel tempo e chi concepisce l’eternità (Qo 3, 11). All’alba del giorno dopo, il sepolcro in cui si è infilata la tua vita è abitato dallo stupore frammisto a incredulità di fronte al concepimento di ‘una’ risurrezione, quello stesso stupore che mise il riso sulla bocca degli uomini riuniti nell’Areopago di fronte a Paolo: «Quando sentirono parlare di risurrezione di morti, alcuni lo deridevano, altri dissero: ‘Ti sentiremo su questo un'altra volta’» (At 17, 32).

Adoro ogni dì

Calendario

Giacomo Leopardi scrisse Il sabato del villaggio circa due secoli fa e tra le varie interpretazioni si parlava soprattutto del sentimento di tristezza e angoscia che ti pervade nel momento in cui si passa dal sabato alla domenica. Infatti, se di sabato puoi godere delle bellezze della vita pensando al riposo che offre la domenica, il giorno dopo il tuo pensiero sarà già orientato al lunedì e la tua bolla di felicità verrà distrutta da tutti gli impegni della nuova settimana che si avvicinano sempre più.

DI CHI È IL BENE COMUNE?

Un compito singolare per visioni sostantive plurali

Il ‘bene comune’ è sostanzialmente ambiguo. La categoria su cui più di ogni altra la nostra società trova l’accordo quando vuole riempire di un contenuto la politica o quando si interroga sulle ragioni di esistenza della società umana è esposta a un fraintendimento di fondo. L’universo simbolico e pratico che il concetto di ‘bene comune’ evoca non è lo stesso per chi ora ne sta scrivendo e per chi in un altro ‘ora’ lo sta leggendo, anzi potremmo senz’altro dire che è sostanzialmente diverso per ciascun individuo che voglia qui soffermarsi a coglierne la radicalità. Infatti, a meno di non volerlo ridurre a uno slogan, è assolutamente semplicistico pensare di poter puntare il Nord della bussola sociale sulla categoria di ‘bene comune’. Piuttosto nell’ambiguità del concetto di ‘bene comune’ si annidano tutte le contraddizioni e tutti i conflitti della società moderna, che trova la sua identità nell’impossibilità di fornirne (solo) una.

SAN(VIV)REMO

Da pochi giorni si è concluso il Festival di Sanremo e, tra qualche bacio rubato, un “termostato” che diventa la risposta a tutto, e un meritato encomio a quelli che sono i veri eroi della nostra quotidianità,  dal palco dell’Ariston risuona armonioso un inno alla vita.

Ad aggiudicarsi la vittoria, il giovane Gabbani che, sulle note di un motivetto accattivante, propone un’attenta satira del mondo Occidentale, ormai da tempo devoto agli idoli tecnologici divenuti aggreganti ed, al contempo, escludenti. Alle sue spalle conquistano il podio, e molto altro, Fiorella Mannoia ed Ermal Meta.

AND THE OSCAR GOES TO... WHO?

Oscar

2017, gennaio ormai è quasi andato e di certo ha già lasciato i segni per restare immemorabile, in modo positivo o negativo a seconda dei punti di vista. La fine di gennaio però è anche sinonimo di un altro importantissimo evento: indossiamo i nostri abiti migliori, sistemiamoci a puntino perché manca sempre meno alla notte degli Oscar!

2017: NULLA FINISCE, NULLA COMINCIA… TUTTO CONTINUA!

Thomas Mann scriveva che il tempo non ha divisioni per segnare il suo passaggio. Non c’è mai una tempesta di tuoni o squilli di trombe per annunciare l’inizio di un nuovo mese o anno: «Siamo solo noi mortali che suoniamo le campane e spariamo a salve», quasi a voler esorcizzare la fine con il fascino di ogni inizio. Anche quest’anno la «grossa novità» è che l’anno ‘vecchio’ è finito per fare spazio, con un senso di liberazione, all’anno che verrà. Nella magia della clessidra che segna in un secondo lo scoccare di un anno, tutti con il cuore in festa ci siamo sentiti sfiorati da qualche cosa «di più profondo e di più segreto, di più eterno e di più misterioso», qualcosa che ha a che fare con ogni giorno, ma con nessuno fino in fondo. L’autenticità dell’inizio, la bellezza immacolata di un foglio bianco, una distesa di futuro su cui può posarsi libera e volitiva la penna della tua vita.

IL NATALE IN SIGLE: NASCITA AMORE TAVOLA AMICI LUCE E…

Natale. Natale non è solo un giorno, una ricorrenza o una data rossa sul calendario. Natale è tutto quel periodo che va dal 20 dicembre al 7 gennaio ed è quel meraviglioso arco di tempo in cui tutti si sentono più vicini agli altri, tutti sono accanto al camino a chiacchierare oppure vanno in giro, corrono a salutare i parenti e l’aria ha un odore così buono, di dolci, carne, pesce, di allegria. “A Natale siamo tutti più buoni” non è un modo di dire ma è uno stato d’essere, infatti a Natale sei capace di perdonare lo zio simpatico che a tavola continua a chiederti dove si trovi la tua dolce metà per vederti realizzare che nemmeno stavolta qualcuno ti bacerà sotto il vischio, a Natale riesci anche a tollerare le duecento portate della nonna che non smetterà mai di vederti sciupato, a Natale sorvoli anche sul fidanzato che ti ha lasciato per non doverti regalare l’ennesimo, costosissimo, regalo di natale (no, magari questo no).

PERCHÉ ANDARE A VOTARE?

di Michele Azzoni* - Il prossimo 4 dicembre saremo chiamati alle urne per il referendum costituzionale. Ma cosa vuol dire votare per questo tipo di consultazione elettorale?

FARE CHIESA È METTERSI IN GIOCO

“La fede in campo” è l’iniziativa che l’Arcivescovo di Benevento, Felice Accrocca, ha promosso in collaborazione con molti sacerdoti della diocesi. Oltre alla passione per Cristo, l’iniziativa si è realizzata soprattutto per la forte passione sportiva (in particolare quella calcistica) che accomuna il clero beneventano. Meglio di una partita  di champions o dell’italia ai mondiali, il match, che ha visto scontrarsi preti under 45 e over 45 con i rispettivi capitani don Massimo Borreca e l’Arcivescovo, ha contribuito ad unificare la comunità e la chiesa beneventana.

VERSO IL REFERENDUM COSTITUZIONALE: CITTADINI CONSAPEVOLI, ELETTORI LIBERI

di Umberto Ronga* - Questo articolo è tratto dai contributi che l’autore ha firmato per Dialoghi “La riforma della Costituzione. Un focus sui contenuti” (http://azionecattolica.it/riforma-costituzionale/la-riforma-costituzione-un-focus-sui-contenuti). e Segno “Voto in vista: cittadini consapevoli, elettori liberi”(https://riviste.azionecattolica.it/segno/). Si tratta di una prima sintesi, non esaustiva, dei temi della riforma costituzionale, in vista del personale approfondimento di ognuno di noi, anche sfruttando i contenuti sopra citati e quelli presenti nella sezione accessibile dal Banner in homepage e disponibile al link http://azionecattolica.it/riforma-costituzionale.

Ha senso solo così… io non ritorno indietro!

di Emanuela De Vincentis e Andrea Lomuto*

“Ha senso solo così, perdonando proprio tutto. Ha senso solo così, amando fino in fondo. Ha senso solo così, anche quando hai tutti contro. Ha senso solo così, rischiando proprio tutto. Ha senso solo così, continuando fino in fondo. Ha senso solo così, soprattutto quando hai il buio addosso. Ha senso solo così, e ora io lo difendo.”

Sono le parole della cantante Debora Vezzani, nella sua “I.N.R.I. (Io non ritorno indietro)”. 

Musiromanzo di un Europeo. Cosa resterà di questo Euro 2016?

Nel 1989 usciva l’album di Raf “Cosa resterà” che conteneva il singolo “Cosa resterà degli anni 80”, una canzone che fa sentire il suo eco ancora oggi e, nonostante siano passati più di cinque lustri, è attuale come non mai. 27 anni dopo ci ritroviamo con un altro “Cosa resterà” alle spalle, un altro fenomeno che ha coinvolto persone di ogni sesso, classe sociale e religione per circa un mese, e ora? Cosa resterà di questo europeo appena finito?

Misericordia, una parola a buon mercato

L’(ab)uso del termine “misericordia” sembra averci reso familiari con questo concetto limite della ragione umana. Nell’anno di grazia voluto da Francesco la sovraesposizione mediatica delle infinite declinazioni del significato di “misericordia” sembra aver appianato la drammaticità di un concetto che rompe tutte le categorie del giudizio a cui siamo abituati. Nonostante le catechesi e i convegni che abbiamo ascoltato, fatichiamo a riconoscere nelle occorrenze più o meno tecniche del termine “misericordia” la sua eversività.

Parola d'ordine: Resistere

E ora tocca a voi battervi gioventù del mondo; siate intransigenti sul dovere di amare. Ridete di coloro che vi parleranno di prudenza, di convenienza, che vi consiglieranno di mantenere il giusto equilibrio. La più grande disgrazia che vi possa capitare è di non essere utili a nessuno, e che la vostra vita non serva a niente.

Questa poesia di Raoul Follerau celebra i grandi eventi compiutisi il 25 aprile di un lontano 1945 e, al contempo, lascia alle moderne generazioni una pesante eredità e un importante compito. Da piccoli erano le maestre di scuola ad istruire sul significato di questo giorno, da adolescenti, spinti dalla curiosità, si partecipava ai cortei e si visitavano i luoghi che erano stati lo scenario di quella poderosa impresa ma, quanti hanno effettiva consapevolezza di questa ricorrenza e quanti la adempiono nella loro quotidianità? Ricordare, come mero atto celebrativo del passato, non ha alcun valore se non si conferisce attuazione ed attualizzazione all’evento richiamato.

Frutti di un'opera d'arte

L’arte è la più antica e allo stesso tempo la più attuale forma d’espressione di ogni essere umano, attraverso essa siamo capaci di dar vita ai nostri pensieri più oscuri e segreti, riusciamo a comunicare tutto, dalla gioia incontenibile alla disperazione assoluta. L’arte è la raffigurazione dell’anima umana, ma se fossimo noi stessi il frutto di un’opera d’arte?

Anche se l’umanità nell’ultimo periodo sta peccando di omologazione, nessuno è perfettamente uguale all’altro, perfino i gemelli omozigoti si rivelano diametralmente opposti in moltissime situazioni. Per esempio, Michelangelo ha riprodotto una serie di copie della Pietà, ognuna diversa, basti pensare alla più famosa Pietà Vaticana perfettamente definita e alla Pietà Rondanini che invece è molto più imperfetta e incompleta ma allo stesso tempo più ricca di significato.

Quando la gioia fa i conti con la morte

Assediati dal terrore, siamo resi ancor più fragili dal bisogno di evasione. Alla fermata dell’autobus, della metropolitana, al pranzo di lavoro tra colleghi, nei luoghi di incontro parrocchiali, ovunque sentiamo l’esigenza che il nostro vicino ci distragga dalla durezza delle immagini che tutti abbiamo negli occhi. La distrazione, il divertissement, sembra essere l’unica ‘risposta’ possibile all’angoscia del presente, forse anche la risposta di chi ha cominciato, per un bisogno impellente di evasione, a leggere queste righe. Lo dice bene Maurizio Crozza, comico di professione, nella sua copertina a diMartedì: «Perché sono in onda stasera? Siamo in guerra, in giornate come queste mi sento come Marilyn Monroe quando la catapultavano in prima linea in Corea per tirare su il morale alle truppe». E quella domanda, forte della convinzione dell’assordante vanità del proprio ruolo, si ripropone nell’esistenza locale di ciascuno di noi, (sor)preso nel suo ufficio quotidiano da una realtà che non sembra ammettere uscite di sicurezza.

Insieme si può: lo sport come strumento universale d’integrazione

Una giornata speciale quella che hanno vissuto, domenica 24 gennaio 2016, i giovanissimi della parrocchia “SS. Addolorata” della Diocesi di Benevento. L'integrazione e l'accoglienza hanno fatto da sfondo all'esperienza che questi ragazzi hanno messo in campo attraverso il progetto dal titolo “Insieme si può”, iniziativa che ha visto la luce nel quartiere cittadino “Rione Libertà”.

Un quartiere come tanti, caratterizzato da molteplici e importanti aspetti, che ne costituiscono il tessuto sociale di non sempre facile gestione: la presenza di giovani immigrati rappresenta oggi un’ulteriore sfida all’equilibrio delle dinamiche relazionali. Da qui, la voglia di voler dimostrare al quartiere stesso e a tutta la città che il concetto di “Insieme si può” non è pura utopia. I giovanissimi hanno a cuore la loro casa, la loro gente, ma soprattutto desiderano costruire relazioni e ponti con chi, purtroppo, non può vivere quotidianamente la propria famiglia e la propria terra a causa della guerra e della povertà.

Un 2016 ricco di sfide e d’amore, in compagnia di cinque verbi

2015 -> 2016

5, 4, 3, 2, 1… finalmente è arrivato il 2016! Ci prepariamo a vivere un nuovo anno, un nuovo libro da sfogliare con una pagina in più e un trecentosessantaseiesimo giorno da riempire con mille impegni, emozioni, salti mortali e momenti da passare insieme a chi amiamo.

La tradizione vuole che l’anno bisestile sia sinonimo di sfortuna, in realtà è del tempo accumulato e che possiamo spendere nel migliore dei modi. La Terra ha impiegato quattro anni e ha risparmiato sei ore all’anno per regalarci la possibilità di poter assistere ad un altro 29 febbraio, quindi non possiamo pensare che una cosa così prodigiosa sia un presagio negativo.

Quale Natale? Per chi?

Note a margine di un Natale qui e ora

Anche quest’anno, inavvertitamente, è già Natale. Negli anni all’accendersi della prima delle quattro candele della corona di Avvento l’impazienza del bambino si è trasformata nella lucidissima intuizione, immediata e sconcertante: «Siamo già a Natale!». Come se il tempo, così sfuggente nelle agende in cui affannati ci si districa, si facesse d’improvviso presente nel rito di quella candela, la prima, che avverte dell’imminenza di qualcosa di misterioso e pacato.