Con la Fuci a Camaldoli per camminare insieme

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Camaldoli ci accoglie immersa in un bruma surreale, quasi autunnale, mentre in auto superiamo gli ultimi tornanti, immersi nel verde umido degli alberi. Il grande monastero, circondato da forti mura grigie di secoli, si erge lungo la strada. Camaldoli è, principalmente, un luogo di pace. Un luogo di incontro con Dio in cui lo Spirito soffia nel silenzio delle mura schermate, in cui nessun telefono prende e il wifi è una scoperta nuova, tanto che non sembra neanche naturale usufruirne. Il cantilenare dei monaci, la lentezza con cui ogni parola è pronunciata nella preghiera, la luce che filtra tra le nubi, portando con sé un tiepido annuncio dell'estate che abbiamo lasciato a Roma. Ed è così che, in una surreale serata di fine luglio, precisamente il 27, siamo arrivati alla prima delle due settimane teologiche che vengono organizzate ogni estate dalla Fuci nel monastero benedettino di Camaldoli.

Mentre ci ambientiamo e ci uniamo a cena con gli amici con cui siamo venuti a condividere qualche giorno, ci guardiamo intorno. Chissà cosa hanno significato per i pellegrini queste mura, le persone che le abitano, le iniziative o la semplice vita quotidiana che le animano. Con quali cuori sono giunti qui, con che spirito hanno ripreso il cammino? Chissà che cosa significherà per noi...

Pochi sono i giorni che trascorriamo con gli amici fucini, ma ricchi e intensi. La prima lezione sulla regola di vita, tenuta da madre Ignazia, la giornata federativa, con i laboratori, la celebrazione penitenziale. Siamo giunti per fare visita a degli amici, ma a Camaldoli abbiamo trovato molto di più: è stata per noi un'occasione di fraternità, un tempo per l'anima, di riposo e meditazione, momento per incontrare e confrontarci con i fratelli fucini di tutta Italia e parlare con loro di Fuci, Ac, Msac, vita, studio, progetti...

La sera del 28 ci raggiunge anche Matteo, il nostro presidente nazionale, con sua moglie Francesca. Data l'ora tarda e la cucina del monastero già chiusa, il loro arrivo diventa occasione per trascorrere la serata nella locanda vicina assaporando le produzioni tipiche dei monaci, assieme ai presidenti fucini Rita e Marco e ad Andrea, condirettore di Ricerca, la rivista fucina. I racconti di vita si intrecciano con quelli associativi e federativi, stringendo ancor più i nodi di una collaborazione che va ben oltre la formalità, ispirata e guida dal desiderio di servire assieme la Chiesa e i giovani. Sì, perché questo è il percorso che stiamo costruendo passo a passo, attraverso il confronto e la cura di progetti comuni all'interno della Segreteria giovani, una tavola che vede impegnati a livello nazionale Settore giovani, Msac e Fuci. Il primo obiettivo che ci siamo posti è quello di curare assieme l'orientamento e l'accoglienza universitari, mettendo a disposizione alcuni strumenti perché msacchini, fucini e giovani di Ac di tutta Italia possano prendersi a cuore in maniera organica e unitaria, attraverso una costante collaborazione, questo tempo di cambiamento e di forte indirizzo vocazionale della vita dei loro coetanei.

È il 29 ormai e mentre lasciamo alle nostre spalle Camaldoli, con il verde del bosco in cui è immerso l'eremo e il grigio delle pietre che da secoli sorreggono la struttura del monastero, ci portiamo dietro questi sogni diventati progetti grazie alla volontà condivisa con questi nostri amici di fare il bene. E li affidiamo alla preghiera di tutta l'associazione, perché possiamo continuare e arricchire questa collaborazione con nel cuore sempre i giovani e i giovanissimi, gli msacchini e i fucini di tutta Italia che il Signore ci ha affidato per questo tempo.

Lucia, Michele e don Tony