4 luglio, festa liturgica del Beato Pier Giorgio Frassati

La montagna, il gruppo, la strada

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di Luisa Alfarano, Michele Tridente e don Gianluca Zurra* - La memoria del beato Pier Giorgio Frassati è l’occasione per riflettere su come la sua testimonianza di giovane credente continui ad essere illuminante anche per l’oggi, soprattutto per le giovani generazioni.
Più di 50 anni fa, ormai, il Concilio Vaticano II, con un’espressione ardita e coraggiosa, aveva riconsegnato a tutta la Chiesa il compito di ripensare la fede perché diventasse criterio di vita vissuta: «Il Concilio esorta i cristiani, cittadini dell’una e dell’altra città, di sforzarsi di compiere fedelmente i propri doveri terreni, facendosi guidare dallo spirito del Vangelo. Sbagliano coloro che, sapendo che qui noi non abbiamo una cittadinanza stabile ma che cerchiamo quella futura, pensano che per questo possano trascurare i propri doveri terreni, e non riflettono che invece proprio la fede li obbliga ancora di più a compierli, secondo la vocazione di ciascuno. A loro volta non sono meno in errore coloro che pensano di potersi immergere talmente nelle attività terrene, come se queste fossero del tutto estranee alla vita religiosa, la quale consisterebbe, secondo loro, esclusivamente in atti di culto e in alcuni doveri morali. La dissociazione, che si costata in molti, tra la fede che professano e la loro vita quotidiana, va annoverata tra i più gravi errori del nostro tempo. Non si crei perciò un’opposizione artificiale tra le attività professionali e sociali da una parte, e la vita religiosa dall’altra. Il cristiano che trascura i suoi impegni temporali, trascura i suoi doveri verso il prossimo, anzi verso Dio stesso, e mette in pericolo la propria salvezza eterna» (Gaudium et Spes, 43).
In tempi in cui è più facile rintanarsi nell’individualismo e fare della dimensione religiosa un puro anelito disincarnato un po’ alla moda, la figura di Pier Giorgio torna improvvisamente attuale, nella sua capacità di fare della fede non una fuga, ma criterio reale di vita vissuta. “Vivere, non vivacchiare”, appunto!
La montagna, il gruppo, la strada possono diventare tre “luoghi” significativi della vita di Pier Giorgio luminosi anche per l’oggi.

La montagna, ovvero la tensione verso l’alto
La passione di Frassati per la montagna non è soltanto sportiva, ma esprime la sua tensione verso l’alto, verso grandi desideri che non rimangono ideali e astratti, ma si sposano con la fatica e il sudore dell’arrampicata. La preghiera, il primato di Dio, in Pier Giorgio, non sono devozionismo, ma condizione del faticoso cammino quotidiano, come ben sa ogni amante delle scalate: sguardo verso la cima e attenzione ad ogni più piccolo appiglio roccioso stanno rigorosamente insieme. Una preghiera senza la concretezza della dura roccia sarebbe un’illusione e, viceversa, la dura roccia senza la tensione della preghiera sarebbe impossibile da scalare.

Il gruppo, ovvero la fraternità come cuore dell’esistenza
La cura delle amicizie, della gioia dello stare insieme e dell’esperienza associativa non sono qualcosa di secondario nella vita di Pier Giorgio, ma è il filo rosso che rende feconda la vita stessa. Anche in questa direzione la sua testimonianza è più che attuale: il rapporto tra me e le cose, tra me e il mondo, tra me e l’impegno sociale è sempre mediato da una rete relazionale che a tutti livelli, amicali, ecclesiali, lavorativi, scolastici, permette di rendere umano, intelligente e vivibile il nostro agire. Da soli non si va da nessuna parte!

La strada, ovvero il coinvolgimento nella responsabilità sociale
La strada, per Pier Giorgio, è il luogo dei poveri, degli ultimi, da aiutare nel segreto, lontano dai riflettori. Ma è anche l’università e l’impegno politico, a favore di una maggiore giustizia. Nella sua breve intensa vita nulla della prospettiva di fede è stato slegato dalla strada comune dell’esistenza di tutti, nella consapevolezza, ben prima dell’attuale globalizzazione, che siamo rivolti, insieme, verso una destinazione comune e che l’impegno di ciascuno è in grado di rendere più abitabile il mondo per tutti.

Possono essere tre semplici pennellate, che permettono di ritrovare in Pier Giorgio non una fotografia in bianco e nero, lontana nel tempo, ma i colori freschi, intensi, di una fede che, oggi come allora, ha da dirci molto sul nostro vissuto: nessuna fuga individualistica, ma un Vangelo in grado di riconsegnarci, anche nella stanchezza di oggi, il desiderio delle scalate verso l’alto, l’avventura profetica della fraternità, la passione per una nuova socialità, di cui abbiamo davvero bisogno per non intristirci e tornare a camminare in avanti. “Vivere, non vivacchiare”, appunto!

*Vicepresidenti e Assistente nazionale per il Settore Giovani di Ac