Miracolo in stazione - da Graffiti

Versione stampabileVersione stampabile

Affidare il proprio viaggio ad un mezzo pubblico può essere una scommessa

di Margherita Pirazzini - È mattina. Sono sveglio da un’ora. Lascio che il piumino indossato prima di uscire mi avvolga completamente. Si gela. Approfitto del cappuccio per nascondermi. Cerco di esporre al freddo meno centimetri di pelle possibile. Sprofondando nel cappotto mi difendo anche dalle chiacchiere indesiderate. La stazione è piena di persone intorpidite dal sonno. Tutte attendono il treno. Tutte con la stessa domanda: arriverà?

I pessimisti non possono servirsi dei mezzi pubblici. È folle aspettare un treno o un autobus che si pensa possa non arrivare mai. Nelle condizioni di trasporto dovrebbero inserire la voce “speranza garantita”: chi acquista un biglietto non sa se e quando partirà, si limita a sperarlo. Non appena sbuca il treno all’orizzonte, dalla stazione si leva un sospiro di sollievo.

Parte immediatamente la corsa verso le porte. I passeggeri arrivati a destinazione – fortunati loro – scendono facendosi largo tra la folla. Chi sale inizia ad alzare i gomiti: vince chi riesce ad accaparrarsi un posto a sedere o, quantomeno, uno spazio vitale prima che il capotreno fischi. Mi chiedo se fischi per avvisarci della partenza o per ammonirci. Sicuramente io sarei un passeggero da cartellino giallo. Non faccio falli intenzionalmente, io lotto per la sopravvivenza.

Sfidando le leggi della fisica e nonostante il sovraffollamento, il treno parte. Anche il momento in cui inizia a borbottare e poi a muoversi è accolto da gridolini di gioia e sospiri speranzosi. La partenza del treno rinfranca l’anima. Ritrovo per un attimo la fiducia nel nuovo giorno. Ma subito mi si presenta alla mente una domanda, la stessa della mattina, però con un soggetto diverso: arriverò?

Un signore di nome Gilbert Keith Chesterton sosteneva che quando vedeva arrivare un treno in stazione aveva la netta sensazione che l’uomo avesse vinto il caos. Insomma, fra tutti i possibili percorsi, le diverse direzioni e gli imprevisti, gli pareva un miracolo che il treno fosse giunto a destinazione. Come lo capisco!

Se arrivare è importante, lo è ancora di più arrivare incolumi. A volte siamo così fitti da non riuscire a vedere la punta delle scarpe. Almeno, in caso di svenimento, sono sicuro di non cadere per terra…

La stazione in lontananza mi sembra un miraggio! Ma sì, è proprio là! La riluttanza con la quale sono partito mi abbandona. Anche oggi il treno mi ha portato al posto giusto: ne è valsa la fiducia.

Per questo articolo nessuno capotreno è stato maltrattato.

 


Questo articolo è tratto dall'ultimo numero di Graffiti. Puoi leggere la rivista completa da PC o scaricando gratuitamente l'app: