Siamo un po' tutti Anastasio - da Graffiti

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di don Martino Della Bianca

La mia rabbia
non potevo sprecarla così.

Anastasio – Rosso di rabbia

Potrà suonare strano a qualcuno di voi, ma, chi più chi meno, siamo un po’ tutti aggressivi. L’aggressività è una componente naturale ed essenziale della nostra natura e corrisponde a quell’istinto di reazione che ci spinge a non farci sopraffare passivamente dagli altri o dall’ambiente e a farci invece rispondere in modo attivo. Senza un pizzico di aggressività, pensate, non potremmo nemmeno amare, perché non avremmo la spinta necessaria per fare qualcosa di buono per l’altro. Ma allora l’aggressività è una cosa buona o cattiva? Dipende. È come la benzina: se inserita a dovere in un motore funzionante, lo fa andare avanti; se sparpagliata in giro a casaccio, rischia facilmente di fare terra bruciata.

Capite quindi che l’aggressività può essere stuzzicata in mille modi diversi e avere altrettanti effetti diversi e ognuno di noi ha una sua soglia di sopportazione oltre la quale la calma diventa tensione e la tensione diventa rabbia.

Una delle sensazioni che risvegliano in noi l’aggressività è la sensazione di disagio. Quando, appunto, non ci sentiamo a nostro agio, la mente e il corpo iniziano a sentire della tensione e cercano istintivamente una via d’uscita, un sistema di difesa o un cambiamento. Più forte è il disagio, più la tensione aumenta fino a diventare vera e propria rabbia.

Normalmente, facciamo tre differenti esperienze della rabbia. La prima è la rabbia istintiva: la situazione che mi mette a disagio è talmente inaspettata (uno spavento, uno scherzo imprevedibile e cattivo eccetera) che mi ritrovo arrabbiato senza nemmeno accorgermene e la mia reazione è immediata. Esattamente come i cosiddetti jumpscare dei film horror di serie B: non fanno veramente paura, ma sono così improvvisi che ti fanno saltare sulla poltrona anche se non lo vuoi, facendoti pure emettere un urletto isterico del quale subito dopo ti vergogni.

La seconda è la rabbia del superbo, che quindi è sempre permaloso. Sentirsi feriti nell’orgoglio è spesso una fonte di rabbia quasi inesauribile, e più si è presuntuosi, più queste ferite ci faranno imbestialire. È una rabbia che in qualcuno esplode subito e magari poi passa (per poi riesplodere facilmente di nuovo), mentre in altri alimenta quel rancore capace di far finire le amicizie, se non addirittura provocare vendette. È questa la famosa Ira elencata tra i peccati capitali. L’unico modo per disinnescarla è accettare che le nostre esperienze ci abbassino la cresta e prosciughino quella fonte di male che è la superbia del cuore.

La terza la possiamo chiamare la rabbia del giusto, che si indigna e reagisce contro il male che colpisce lui o gli altri. Qui non è l’orgoglio ad essere ferito, ma i valori della persona, di chi pensa che può essere vivo e felice solo se lo sono anche gli altri, di chi si oppone al male dentro e fuori di lui. È come l’indignazione provata da Gesù davanti all’ipocrisia dei farisei che non erano capaci di aprirsi alla misericordia, al perdono e all’accoglienza. È la rabbia che ci viene quando qualcuno che amiamo sta male. Facciamoci sempre i conti, lasciamola scorrere, perché senza di essa i nostri desideri di bene rischiano facilmente di restare semplici desideri. Ma ricordiamoci che essa non può e non deve mai esprimersi in modo contrario a quei valori che intende difendere. Un esempio? La contraddizione di combattere la violenza con la violenza.

 

Immagine in copertina di di Engin_Akyurt - Pixabay


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