Una sana e consapevole ribellione

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- di Giuditta Torrini

Parlando di "genitori e figli", "figli e genitori" non possiamo non affrontare il sempreverde tema del rapporto conflittuale tra generazioni diverse. La musica, la poesia, la letteratura sono piene di contenuti su questo argomento: figli che si scontrano con "i padri", figli ribelli, figli oppressi, figli devoti, figli intimoriti... chi più ne ha più ne metta. 

 

Vogliamo quindi provare a dire la nostra pure noi! Partiamo da una riflessione sulla ribellione tratta da un libro della scrittrice Susanna Tamaro (Più fuoco, più vento), nella quale la scrittrice sostiene che senza ribellione non c’è una vera realizzazione di sé, non si riesce a costruire la propria vita vera, autonoma. È un passaggio necessario, ma a volte pericoloso, perché il rischio di cadere sempre più in basso e di allontanarsi da una sana crescita personale è concreto. È interessante l’analisi della scrittrice su questo argomento, perché riesce a cogliere tutte le sfumature di una parola che può far paura..La ribellione spesso presuppone un conflitto, una lite, un allontanamento; ribellarsi è faticoso e anche un po' doloroso. Ma quanto è importante riuscire a dire la nostra? Non per il semplice gusto di litigare, ma per la bellezza di un confronto! Per non far sì che il desiderio di ribellione ribolla in noi – scusate il gioco di parole, non ho resistito! – e poi esploda in malo modo. Non sempre è facile esporci; non sempre è facile riuscire a vivere in un clima di tensione continua. Quando alla domanda «come stai?» rispondiamo come automi «tutto bene», forse è perché sarebbe troppo faticoso ammettere che non sta andando tutto bene; che ci sono questioni che proprio non ci vanno giù. Sia sul fronte "genitori" che sul fronte "figli" ognuno mette in atto una strategia diversa: c'è chi risponde male a prescindere, chi evita ogni tipo di conversazione, chi rimanda, chi provoca. La vera sfida è riuscire ad abitare il conflitto che sentiamo; a starci dentro, a cercare la relazione con l'altro perché, anche se è forte in noi il desiderio di staccarci, anche se vogliamo dire la nostra, anche se le difficoltà sono tante, riusciamo a mantenere il volto verso "l'altro", in questo caso verso i nostri genitori.

Allora viviamo il confronto come un'occasione per interrogarci sulla strada che vogliamo percorrere e ricordiamoci che non siamo soli!

Questo articolo è tratto dall'ultimo numero di Graffti "Genitori e figli: botta e risposta" che puoi visualizzare al link https://www.comunicoop.it/editabb/viewer/?magazine_id=245 Non perderti nemmeno un numero!