Una melodia più bella - Diario del campo San Marino 2019

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27 luglio 2019 - Giorno 1

Il campo si è aperto ufficialmente ieri pomeriggio, ma i lavori veri e propri hanno inizio con la mattinata di sabato 27 luglio. Un centinaio di ragazzi tra Msacchini e giovani si trovano nella bella aula magna della Casa di Spiritualità "San Giuseppe" di San Marino.

"Non siamo qui per staccare la spina, ma per attaccarla meglio", cosi don Tony ha introdotto il momento di meditazione su un brano del Vangelo di Matteo (Mt 25, 36-41) e di deserto caratterizzato da quattro principali temi che ci hanno guidato nella riflessione: Gesù in relazione al Padre, allo Spirito, alla famiglia e alla comunità. Abbiamo avuto l'opportunità di andare in profondità e chiederci come giovani a che punto siamo nella nostra vita, aiutati da due brani estratti dalla letteratura. 
Il pomeriggio è stato scandito in un primo momento da cinque laboratori divisi in gruppi: politica, amore e famiglia, carità e accoglienza, mondo digitale, lavoro, nei quali ci siamo confrontati sui vari argomenti in un clima di ascolto reciproco e dialogo; in un secondo momento abbiamo ascoltato l'intervento del presidente Matteo Truffelli, la visione 3D: discernimento, democrazia e disponibilità, passi che ci hanno aiutato a percorrere il cammino verso l' assemblea del prossimo anno.
Infine don Mirco Cesarini, assistente giovani della diocesi San Marino-Montefeltro, ha guidato i vespri confermando con gioia l'adesione della diocesi ospitante all' associazione nazionale.
Una realtà viva, l'AC, che non finisce di coinvolgere, di formare e di stupire con tematiche affini alle nostre storie, che ci appassionano e ci sfidano come giovani, come cittadini e come cristiani.

Martina - diocesi di San Marino-Montefeltro

28 luglio 2019 - Giorno 2

Un altro giorno denso di emozioni si è concluso. Ognuno di noi è andato a dormire più arricchito e consapevole di quanto l'Ac sia sempre così soprendente. Tutto è iniziato con la messa celebrata da Mons. Andrea Tulalli, vescovo di San Marino, il quale ci ha fatto sentire proprio come dei suoi cari amici. Verso le 10.00 è arrivato un ospite davvero speciale: il professore di teologia e filosofia nonché scrittore Marco Tibaldi, per gli amici semplicemente Marco. La mattinata era incentrata sulla ricerca e sulla crescita. Ci siamo soffermati soprattutto sulla ricerca, intesa come ricerca di noi e dell'altro. Insieme a Marco abbiamo discusso sul fatto che la percezione del tempo in questo ultimo periodo sia combiata velocemente e che inostri adulti si sono ritrovati a cavallo di due epoche. Oggi non ci sono più idee o ideali condivisi unanimamente, manca spesso un'intesa tra oratore e interlocutore per il semplice motivo che spesso si hanno punti di vista differenti: come direbbe Baumann, apparteniamo ad una società liquida. Come fare, quindi, a ricercare l'altro e a comunicare con lui? Marco ci ha riportato l'esempio di San Paolo e di come, con poche e semplici attenzioni, sia riuscito a comunicare con gli Ateniesi pur non condividendone l'orizzonte culturale e lo ha fatto citando poeti a loro cari e noti e parlando in modo semplice di Dio e della gratuità del suo amore. Marco ha poi concluso la mattinata dicendo che non è necessario ricercare l'altro nei posti più improbabili perché spesso è proprio vicino a noi. Dopo un deserto guidato da brani tratti dalla Christus Vivit, siamo andati allegramente a pranzo. 

Alle 15.00, dopo aver fatto gli auguri di buon compleanno a don Marco Diana, assistente Msac, ci siamo ritrovati nuovamente con Marco e don Tony, i quali hanno parlato dell'importanza del kerygma (annuncio) ai nostri giorni e di come far innamorare i giovanissimi del Vangelo. Marco ci ha presentato alcuni metodi molto affascinanti per far immedesimare i ragazzi nella parola di Dio, come ad esemoio impersonificando personaggi biblici. Dopo un confronto finale è arrivato il tempo della cena regionale, offerto dalla delegazione regionale dell'Emilia Romagna, a base di piada, affettati e formaggi.

Credo che tutti siamo andati a letto con un cuore più grande, arricchito dalle esperienze di ascolto e condivisione della giornata.

Chiara - diocesi di Foligno

29 luglio 2019 - Giorno 3

È giunto lunedì e con esso la triste realtà: domani si torna a casa!

Questa consapevolezza ci spinge a voler vivere ogni attimo di questa ultima giornata piena, per non sprecare parole, conoscenze, ascolto ma soprattutto tempo.

Proprio il tempo è un aspetto trattato da Ivan Nissoli, direttore della Caritas Ambrosiana, che, nel rispondere alle nostre domande sulla tematica del servizio, ci sottolinea come il volontariato una volta si faceva nel tempo libero, ora il tempo bisogna liberarlo da tante altre cose che occupano le nostre giornate. Liberare il tempo, infatti, è la sfida dei nostri tempi, perché è la cosa più preziosa che abbiamo.

Durante la mattinata siamo stati guidati nel capire come inserire percorsi di servizio nei nostri cammini formativi per giovani.

Ivan ha parlato della sua esperienza al servizio dei più deboli e ci ha indicato 3 situazioni che si trovano “in fondo alla fila”: i migranti, la povertà alimentare e i giovani.

Nei lavori di gruppo abbiamo avuto l’opportunità di condividere che percorsi o proposte di servizio esistono nelle nostre diocesi e, successivamente, abbiamo proposto altre idee per vivere le carità nel nostro territorio di appartenenza, partendo dalle necessità delle nostre società e calandole nella concretezza. Ovviamente la Christus Vivit è stata punto di partenza e accompagnamento di queste nostre riflessioni.

Dopo un lauto pranzo, il pomeriggio ci ha visti coinvolto emotivamente nella scoperta della Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi.

Sono venuti a trovarci Marinella e Nicolò, due rappresentanti della comunità. Le loro testimonianze ci hanno attratti fin da subito perché parlavano di vita, di vocazione, di Vangelo. Dalle loro parole ci siamo lasciati travolgere e abbiamo imparato che la vocazione è il punto massimo della tenerezza di Dio. Ognuno ha una vocazione specifica nata in risposta ad una domanda. Marinella inoltre ci ha motivati a fare in modo che l’AC sia AC fino in fondo, senza rinunciare alla propria identità per mettersi a fare altro.

Abbiamo voluto toccare con mano la bellezza, la gioia, la tenerezza che traspariva dagli occhi di Marinella e Nicolò e abbiamo visitato una comunità di accoglienza per carcerati dove, all’ingresso, ci ha accolto il cartello “Casa Betania: l’uomo non è il suo errore”. Questa comunità accoglie giovani e uomini dal carcere (ma non solo) per fare un cammino, impegnativo, di rieducazione, perché tutti devono scontare una pena se sbagliano, ma hanno anche il diritto di avere una seconda opportunità, cosa che l’impostazione attuale del carcere non può dare. Abbiamo ascoltato l’importanza di questo percorso e le testimonianze dirette di alcuni ospiti. Quanta sofferenza abbiamo visto negli occhi di chi si è raccontato, si è aperto narrandoci la sua storia, ma anche quanta gratitudine nei confronti di una comunità, di persone, che hanno saputo dare loro una prospettiva diversa da quella che il carcere sta dando a migliaia di detenuti. Il tempo passa sempre velocemente quando si sta bene in un posto e il momento di ascolto e condivisione ha lasciato spazio ai saluti, sinceri e sentiti, con la promessa di ritornare un giorno a incontrare ancora una volta chi sta compiendo un cammino di redenzione che continua anche oltre lo sconto della pena carceraria.

Tornati alla base ci siamo rifocillati con la cena e preparati per la serata anni 60-70-80-90 dal titolo “Al chiaro di luna”. Nel cortile della comunità che ci ospita abbiamo ripercorso i decenni, dallo sbarco sulla luna al sogno della costruzione di un’Europa unita dopo la caduta del muro di Berlino. Successivamente il nostro astrofisico di fiducia ci ha incantati incollando i nostri occhi al cielo, raccontandoci e mostrandoci alcune costellazioni visibili nella volta celeste in questo periodo dell’anno e narrandoci l’origine dei loro nomi.

La serata è continuata con balli e canti.

Andiamo a letto fiduciosi che il servizio che don Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, ha sognato per i più poveri e indifesi possa continuare e incontrare molte altre povertà del nostro tempo, perché “se tu vuoi conoscere il problema di una persona, vai a vivere con lei, conoscerai il problema e sarai in grado di risolverlo”. (don Oreste Benzi)

Che Dio ci tormenti!

Enrico - Diocesi di Brescia