Diario di campo, giorni 4 e 5

Bollettino di campo, giorni 4 e 5

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giorno 4-5

L’arrivo del presidente la sera del terzo giorno aveva già scaldato il clima del campo. Oggi il clima caloroso si è trasformato in vera propria gioia e riconoscenza. Matteo ha condiviso con noi le sue riflessioni e i suoi consigli durante la mattinata dedicata al confronto con il Settore attraverso la modalità del “salottino”. Veramente abbiamo avuto la bella sensazione di partecipare ad una chiacchierata tra amici, con una persona che desidera prendersi cura dell’Associazione e di ciascuna realtà.

Matteo ha ripercorso le diverse tappe che hanno caratterizzato questo campo, partendo dalla dimensione personale fino ad arrivare ad allargare lo sguardo alla realtà Associativa e al mondo intero. Soprattutto, ci ha ricordato che il Bene in noi stessi e nel prossimo lo scopriamo nella relazione con l’altro, nel prendere coscienza che non appartiene a me stesso, non è una proprietà da custodire gelosamente, bensì un grande dono che acquista senso solo nell’incontro con l’altro. Sta a noi educatori e responsabili aiutare i giovanissimi e i giovani a scoprire che la relazione va custodita e fatta fruttare e che trovare il proprio posto nel mondo non significa incasellarsi, bensì uscire da una qualsiasi bolla protettiva. Matteo ci ha anche spronati a compiere nella nostra quotidianità un esercizio fondamentale per accogliere veramente il prossimo: provare a metterci nei panni dell’altro, senza per forza condividerne i punti di vista, ma disponendoci a che l’altro modifichi la nostra vita. E anche nella vita associativa, il vero valore non risiede nelle singole iniziative, ma nel tempo e nelle relazioni che ad esse ci hanno portato. Ed è proprio questo che dobbiamo mettere al servizio del nostro tempo, combattendo la convinzione che far da soli sia meglio.

Ma come possiamo essere cristiani che sanno vedere il bene nel mondo? Riprendo le parole di Papa Francesco, Matteo ci invita ad avere una sguardo di fede sul mondo che scopra quel Dio che abita le sue case, le sue strade, le sue città, uno sguardo che sappia cercare la presenza di Dio nella storia, dandogli un volto concreto, una quotidianità. Soprattutto, Matteo ci ha ricordato che siamo responsabili di questa Chiesa come di questa storia, in ogni suo aspetto e che essere Chiesa in uscita significa portare la Chiesa con noi nella vita di tutti i giorni, tra le persone, nella storia.

Durante il pomeriggio, il presidente si è dedicato ad un altro momento formativo in comune tra Settore e Movimento. Parlando dell’Associazione e di cosa significhi veramente essere soci, Matteo di ha donato quattro parole che ognuno di noi riporterà nella propria realtà e nella propria quotidianità: missione, cura, associazione, corresponsabilità.

Missione, perché l’Ac non esiste per se stessa, ma concorre alla missione della chiesa. Ognuno di noi deve essere un discepolo missionario, con la stessa urgenza di formarsi e di testimoniare; dobbiamo imparare ad amare il nostro tempo in quanto dono di Dio, raccogliendo la sfida di essere presente.

Cura perché essere giovani cristiani significa avere cura delle persone, di tutte quelle che incrociano la nostra vita, ma anche prendersi cura della storia, delle vicende e dei processi che la compongono perché la storia è fatta di persone, volti, relazioni.

Associazione, perché noi non siamo mai soli ed è importante che i nostri giovanissimi e i nostri giovani lo sappiano, così come è importante che vivano attivamente il fatto che Settore e Msac sono l’uno dentro l’altro, come due modi di guardare alla stessa realtà secondo prospettive diverse.

Corresponsabilità perché aderire all’Ac significa scegliere di condividere la responsabilità della vita della Chiesa e del mondo. Ma corresponsabilità anche perché dobbiamo cercare di costruire alleanze vere al di fuori dell’Ac per creare una rete di relazioni buone.

Il pomeriggio è continuato con un momento di confronto diretto tra Settore e Msac: i rappresentanti sia giovani sia del Movimento delle varie diocesi hanno lavorato in piccoli gruppi, mettendo in comune le criticità e gli aspetti positivi delle singole realtà territoriali e cercando di trovare insieme una strada concreta per lavorare sui punti più critici. Ogni campista si è ritrovato a prendersi cura di realtà diocesane magari a lui anche sconosciute fino a poco prima, sperimentando la bellezza e la forza dell’essere un’associazione fatta prima di tutto di persone e non di cariche.

Ma il momento più entusiasmante della giornata è stato senza ombra di dubbio la sera, la grande sera, la sera delle sere, quella durante la quale la tanto agognata coppa è tornata fra le braccia sicure del Settore!

Alle ore 10.00 l’oratorio San Pietro di Seveso è stato invaso da quasi 200 tra giovani e msacchini carichi di aspettative e pronti a tifare per la propria squadra. Alle ore 10.10, il via ufficiale al torneo di calcio a otto, l’ultimo di questo memorabile triennio. Squadre schierate, scarpe allacciate, arbitro pronto, tifo da curva sud. Il Settore dimostra subito una marcia in più, trainato dal suo capitano e goleador, l’impavido Don Tony che durante tutta la serata totalizzerà un numero indefinito di reti (fonti non confermate parlano addirittura di numeri a due cifre). Verso le 23.30, ogni attività ausiliaria intorno all’oratorio si è improvvisamente bloccata e lo sguardo di tutti si è concentrato sul campo da gioco, divenuto ormai il campo del destino. Scendono in campo le squadre finaliste, Settore contro Movimento, fratello contro fratello, una sfida esemplificata nelle figure dei due capitani: la saggezza di Don Tony contro l’agilità di Gioele Anni. Insomma, scontro tra Titani! A pochi minuti dal fischio di inizio il Msac passa in vantaggio, ma il Settore non demorde e a quattro minuti dalla fine  segna il goal del pareggio. Fischio finale, e il risultato si attesta sull’1 a 1. L’arbitro, invece che mandare tutti a prendere un tè, magari freddo, chiede alle squadre di selezionare 3 giocatori, 3 rigoristi, 3 uomini destinati ad entrare nella storia o ad essere da lei dimenticata. E proprio ai rigori accade l’inverosimile: don Andre Passera, neo assistente del Settore Giovani della diocesi di Vercelli para il rigore del segretario nazionale decretando la vittoria del Settore! La gioia esplode in campo, la squadra è portata in trionfo e le urla di giubilo svegliano tutta la Monza-Brianza! Ebbene sì, questa è l’ennesima storia romantica del calcio. Di ritorno in seminario, la coppa viene ufficialmente consegnata ai legittimi vincitori, ai nostri eroi che scelgono di dedicare la vittoria a Lucia e Michele, vicepresidenti mai così orgogliosi.

Insomma, ci siamo riusciti. Abbiamo vinto. E la coppa custodita in Centro Nazionale ce lo ricorderà per tutto il prossimo anno. Grazie!

 

 

Dopo una notte a dir poco da sogno, la mattina del 10 agosto sintetizza al meglio lo spirito di campo: riflessivo e al tempo stesso ricco di emozioni. I giovani si sono dedicati alla verifica di campo, tirando le fila di questa bella esperienza e aiutando l’équipe a fare focus sui tanti aspetti positivi e su alcuni punti migliorabili. È stato un momento dedicato anche ad una riflessione profonda sul Settore nella sua interezza, su cosa significhi appartenervi e su come possiamo fare per prendercene sempre più cura.

La conclusione in comune con il Movimento è stato invece un momento di gioia e di forti emozioni, un momento durante il quale è emersa con forza tutta la bellezza dell’Ac, associazione di persone che la vivono non solo con la testa, ma anche con il fegato e soprattutto con il cuore. Con la voce un po’ rotta e con tanta riconoscenza nel cuore, Adelaide, Gioele, Don Michele, Lucia, Michele e Don Tony hanno espresso il loro personale grazie a ciascuno dei giovani e degli msacchini presenti, toccando il cuore di ognuno con parole dolci e ricche di speranza che mille volte ancora ci sproneranno a guardar  bene.

E con altrettanta gioia e riconoscenza ciascuno di noi li ha ringraziati perché nessuna delle nostre vite non è rimasta un po’ piacevolmente sconvolta dall’incontro con loro.