Diario di campo, 7 agosto 2016

Bollettino di campo, giorno 2

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giorno 2

Dopo un inizio a dir poco scoppiettante (anche grazie al gioco di sabato sera che ha trasformato tutti in sagaci allenatori di Pokémon) si entra nel vivo del campo. Questa prima giornata di attività è stata dedicata a riflettere su come guardare bene significhi saper vedere il bene in se stessi per riuscire a ritrovarlo anche negli altri.

Durante la mattinata la lente di ingrandimento è stata puntata sul modo in cui ci relazioniamo con l’altro; i giovani sono stati aiutati in questo da degli ospiti speciali: don Claudio Burgio, cappellano dell’Istituto penale minorile “C. Beccaria” di Milano e fondatore e presidente dell’Associazione Kairòs, che gestisce comunità di accoglienza per minori e servizi educativi per adolescenti, accompagnato da due dei suoi ragazzi, Daniel e Massimiliano.

Le parole calde di Don Claudio hanno provocato tanti piccoli terremoti nei cuori di ciascuno, offrendo spunti di riflessione e nuove prospettive per uno sguardo che non giudica l’altro. La testimonianza e il confronto diretto con i due ragazzi ha permesso di toccare con mano la realtà che sta oltre l’apparenza di un’esperienza di vita così lontana dalla propria e al tempo stesso così simile nelle fragilità e nelle paure.

Una delle parole chiave di questa mattinata è stata epochè, sospensione del giudizio: come educatori e soprattutto come cristiani dobbiamo imparare ad approcciarci agli altri in modo il più possibile libero da pregiudizi, cercando di concedere all’altro lo spazio per narrare se stesso e sforzandoci di cogliere i dettagli della sua storia e della sua persona.

Ma non si è trattata di una mattinata di “semplice” ascolto: proprio perché guardare bene significa anche mettersi in gioco, i giovani hanno provato a calare le provocazioni lanciate durante la mattinata nella propria esperienza di quotidiano attraverso una condivisione in gruppi.

Durante il pomeriggio la lente si è spostata sulla dimensione intima e personale perché ciascuno si è spogliato dei panni di responsabile ed educatore per vivere questo momento dedicato a se stessi. Don Claudio ha lanciato una nuova e bellissima provocazione: le prime parole che Dio rivolge all’uomo sono “Tu potrai”, donando ad ognuno di noi questa strabiliante e primordiale potenzialità di essere Bene.

Nuove provocazioni, dunque, e nuove domande hanno accompagnato i giovani durante preziosi momenti di discernimento, culminati con l’Adorazione serale, perché senza una relazione vera con il Signore non può esserci relazione con l’altro.