Guarda bene: è tempo di gioire!

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di Lucia Colombo, Michele Tridente e don Tony Drazza* - Guarda bene non è solo il titolo del campo nazionale di settore che ha visto impegnati, agli inizi di agosto, i responsabili di tutta Italia. Guarda bene è anche e primariamente un invito che ognuno di noi deve rivolgere quotidianamente a se stesso e all’associazione, un invito a compiere un esercizio che può avere risultati straordinari: riuscire a vedere il bene nel prossimo e in se stessi, anzi, a vedere il bene nel prossimo proprio attraverso il bene che vediamo in noi stessi. Sembra una banalità, ma se impariamo a portare questo stile nel nostro quotidiano allora saremo veramente in grado di non essere cristiani da divano e di vivere e di incarnare la gioia del Vangelo, raccogliendo l’esortazione che tante volte papa Francesco ha rivolto soprattutto a noi giovani.

Guarda bene, quindi, ha a che fare con la nostra vita, quella vera, quella che ogni giorno proviamo a rendere bellissima. Guarda bene è questione di occhi belli. Solo occhi belli e limpidi possono scoprire il bene in ogni persona e in ogni cosa. Guarda bene è l’impegno che dovrebbe durare per tutta la nostra vita: guarda bene perché il bene esiste e noi possiamo raccontarlo… con gli occhi!

Incarnare uno stile di vita nuovo, controcorrente, uno stile che apra alla gioia. Questo è stato il vero tema del campo e questa è la sfida che ogni giovane di Ac porta a casa, nella propria realtà associativa e privata. Proprio da questo stile vogliamo ripartire per vivere al meglio l’anno insieme che ci aspetta, perché guardare bene significa anche saper cogliere tutti i giorni le piccole gioie che ci circondano, sapendone vedere il significato profondo e tracciando attraverso di esse percorsi di felicità. Non a caso, l’icona evangelica scelta dall’associazione per questo anno è quella delle beatitudini, un suggerimento concreto che Gesù dona a tutti coloro che desiderano raggiungere la felicità, un sentiero per la santità tracciato con tenerezza dal Padre.

Ma guarda bene è anche uno stile che dobbiamo avere caro, soprattutto in quest’anno assembleare, un anno in cui il cammino democratico dell'Associazione non va assolutamente confuso con una serie di questioni tecniche, di rinnovo delle cariche, piuttosto come una grande occasione per rimettere gli occhi sull'Associazione, su come renderla sempre più luogo di bene per tutti, per sperimentare e vivere quella cura per l’altro e per le relazioni che è alla base della nostra associazione. Ognuno di noi ha la possibilità e la responsabilità di vivere e incarnare la gioia del Vangelo, per essere costruttore di una progettualità carica di speranza, convinti che l’anno assembleare non consista nel trovare degni sostituti, persone formalmente brave a ricoprire un certo incarico, ma che sia il momento per riportare al centro la persona, le sue qualità, i suoi sogni e le sue speranze.

Questo è il tempo in cui ognuno di noi si senta veramente parte della Chiesa e responsabile del volto che essa ha nel mondo, impegnandosi ogni giorno affinché possa essere una Chiesa gioiosa. L'anno assembleare è anche l'occasione per riscoprire  il valore che la scelta democratica dell'Ac ha per il nostro paese: valorizzare i tempi e i luoghi della democrazia associativa non è altro che educarsi al discernimento paziente, al dialogo concreto, alla progettualità condivisa e carica di speranza. In un tempo in cui è facile pensare che da soli si fa meglio e più in fretta, lo stile del dialogo e il metodo del discernimento sono risorse preziose da condividere a livello ecclesiale e civile.

La cura dell’altro, dunque, è al centro di questo anno associativo in modo particolare. Ma la cura non si improvvisa, è anch’essa uno stile cui essere educati, un carisma da esercitare nel quotidiano. Proprio per questo, il Settore ha deciso di riservare un’attenzione speciale a questo tema, dedicando un modulo al servizio educativo: “Bella sfida” è il titolo del modulo di formazione per gli educatori del Settore Giovani che si terrà a Trevi dal 4 al 6 novembre 2016, un’occasione speciale per rilanciare, appunto, la sfida educativa nelle nostre realtà parrocchiali e diocesane, ossia in quei luoghi che sono linfa vitale per le relazioni belle, vere fondamenta dell’Ac.

Che dire allora? L’invito alla gioia è chiaro e diretto… non ci resta che lavorare affinché essa sia sempre più contagiosa! 

*vicepresidenti e assistente del Settore Giovani nazionale di Azione cattolica